«Blasfemi». È l’epiteto più gentile ricevuto dai tanti leoni da tastiera che da sabato scorso si sfogano contro la Pontificia Accademia per la Vita, colpevole di aver postato un tweet fortemente antirazzista. Ecco i fatti. Sabato 12 in Italia si svolgevano i funerali di Willy e il profilo twitter della Pontificia Accademia ha postato un’immagine fotoshoppata della Pietà di Michelangelo in cui Gesù è nero (la stessa che vedete qui di fianco). Non è nuova, circola da anni, originariamente pensata per denunciare le persecuzioni dei cristiani in Nigeria. Il commento era: «Un’immagine che vale più di un discorso».

Apriti cielo. L’ordine di scuderia – blasfemi, profanatori! – arriva da due siti conservatori cattolici degli Usa (niente nomi, se no è pubblicità!). La loro argomentazione è semplice: da un lato dicono che certamente Gesù è venuto per salvare tutta l’umanità senza distinzione. E meno male. Però proprio quell’immagine è «chiaramente» un appoggio da parte di un Ente vaticano al movimento «marxista» Black Lives Matter. Qui sta lo scandalo, a loro avviso. E da qui comincia il diluvio dei commenti via twitter da parte di pochi profili veri e di moltissimi profili falsi. Sono falsi e facilmente riconoscibili quei profili con nomi fantasiosi che inneggiano al suprematismo (bianco) o quando trovi qualcuno che definisce se stesso «padre, patriota, cattolico romano, tradizionalista»… e via dicendo (anche al femminile, ovviamente!) e magari con tutti questi termini insieme. Il tweet ha avuto oltre 160 visualizzazioni in tre giorni, centinaia di re-tweet in appoggio e di apprezzamento per il coraggio dimostrato e poi una buona quota di critiche. Sulle critiche è interessante soffermarsi perché emerge l’anima «nera» (è il caso) della rete. Un tweet antirazzista produce il prodigio di raccogliere tanti commenti razzisti.

Del tipo: se in Africa 500 anni fa fossero stati capaci di produrre un capolavoro simile a quello di Michelangelo, non saremmo a questo punto oggi. Chissà quale è «questo punto oggi»! Poi ci sono gli scandalizzati: non si tocca la «Pietà» e tantomeno l’artista; seguono a giusta distanza quelli secondo cui il marmo è bianco perché è simbolo di purezza (che c’entra?). Quindi i burloni che commentano inserendo una breve animazione di un diavoletto che se la ride. E poi gli insulti: da blasfemi alle parolacce e alle accuse di avere svenduto la Chiesa e i suoi valori universali e assoluti. Spicca più di tutti l’accusa di stare dalla parte di Black Lives Matter (Blm) che sarebbe un movimento «marxista» e dunque per la ben nota proprietà transitiva, la Pontificia Accademia è tale e dunque, ancora, tutto il Vaticano lo diventa.

Qui c’è da soffermarsi un po’. La Pontificia Accademia ha chiarito che non c’è connessione tra il tweet e il movimento Blm. Ma non serve. L’ordine di scuderia è partito e non a caso tutti i tweet di critica si allineano. È tipico della politicizzazione e della strumentalizzazione vigenti nel mondo conservatore cattolico Usa. Per loro, in ogni caso, ogni movimento che rivendichi giustizia sociale è automaticamente «marxista». È l’accusa più forte da lanciare per screditare un esponente politico o un vescovo o un movimento ecclesiale e a quanto pare ha una vasta presa. Vai a spiegare che «marxista» non vuol dire niente, messo lì come aggettivo qualunque; e soprattutto vai a spiegare che la Chiesa ha una sua chiara, consolidata, ben definita, approfondita «cosa» che si chiama Dottrina Sociale. E vai a spiegare che la Chiesa ha una visione «personalista»: gli esseri umani non sono «individui» ma «persone» perché creati tutti da Dio, fratelli e sorelle tra di loro (cioè tra di noi), tutti da rispettare e valorizzare nelle differenze individuali che conferiscono a ciascuno dignità e valore unico. Evidentemente è troppo difficile da far capire. I leoni da tastiera, come le tre scimmiette, fanno così: una dice “non leggo”, la seconda dice “non capisco”, la terza al pc smanetta come una pazza e dice: “commento!”.

Qui la questione assume un carattere molto serio. Da un lato abbiamo la strumentalizzazione politica in chiave di politica interna Usa, applicando questi paraocchi a situazioni diverse. In una visione americano-centrica, le elezioni sono l’evento mondiale più importante e nessuno se ne potrà disinteressare. È un assunto indiscutibile. D’altra parte la rete è asservita e piegata a scopi politici. Andando a guardare i tweet che provengono da account finti si nota: sono tanti, tutti fatti in serie. E sono costruiti secondo automatismi. Vengono utilizzati automatismi per produrre contenuti (si fa per dire) in lingue diverse (italiano, spagnolo, inglese), svelando la presenza di una organizzazione radicata, attenta, presente, capace di operare a diversi livelli. L’altro tentativo è di silenziare la Pontificia Accademia per la Vita il cui impegno concreto non è incasellabile: non parla solo di aborto ed eutanasia ma interroga governi, istituzioni, cattolici e non cattolici sui temi della «qualità» della vita e dell’impegno contro le ingiustizie e per la difesa dei diritti, dei valori, dell’ambiente. E così a-riapriti cielo! Siamo all’accusa di avere svenduto il Vangelo.

Soltanto che l’accusa prende toni paradossali. Il medesimo sito conservatore cattolico che ha dato il via al polverone, scrive che la «blasfemia» del tweet incriminato consiste nell’avere modificato la «santa immagine» della «Pietà». Proprio così: «santa immagine». In questo immaginario, il vero mondo cattolico sarebbe composto di adoratori di immagini, o di statue. Allora perché Mosé avrebbe distrutto il famoso vitello d’oro? Perché nella Bibbia molte volte i profeti dicono: fate la volontà di Dio, non vuote preghiere o vuoti sacrifici? Da notare che nella Bibbia la «volontà» di Dio è ben definita e uso il Profeta Geremia per tutti: «Praticate il diritto e la giustizia, liberate l’oppresso dalle mani dell’oppressore, non fate violenza e non opprimete il forestiero, l’orfano e la vedova». Qui siamo agli antipodi di qualunque visione davvero credente e viene usata la tecnica della propaganda per rivoltare l’accusa a fini politici: la Pontificia Accademia per la Vita è razzista, profana le opere d’arte, è marxista, non è cattolica. In realtà ci vorrebbe un esercito di psichiatri, davvero bravi, per fermare tali forme di ribaltamento degli argomenti a scopi politici.

Perché al di là delle persone abituate a pensare con la loro testa – lo dimostrano le centinaia di tweet di appoggio – moltissimi cadono nella trappola. E poi alcuni media ci sguazzano, andando a ripescare le peggiori accuse nei confronti di mons. Paglia che della Pontificia Accademia è presidente. Anche qui a leggerle fanno ridere, ma attecchiscono secondo il ben noto adagio che tre indizi fanno una prova. Gli indizi sono: siccome ha fatto questo, ha detto quest’altro, la pensa così (tutto indimostrato, ovviamente), allora non può che essere vero! Che cosa? Semplice: la svendita degli autentici valori della fede. E sempre di passaggio: la Dottrina Sociale non esiste per nessuno di cotanta smania di denigrare e trovare polemiche dove non esistono.La polemica, costruita ad arte, assume un significato, anzi diventa un «segno dei tempi». Indica una polarizzazione nel dibattito socio-politico, un’accentuata frammentazione e divisione sociale, uno scadere della politica, un abbandono dell’idea coagulante di darci da fare per il bene comune, e la Chiesa diventa la prima vittima.

La deriva conservatrice cattolica, politicizzata, asservita alla destra (estrema) sembra al momento inarrestabile, anche perché si basa su rilevanti interessi economici. Interessi economici che vengono mascherati dalla apparente democrazia instaurata dai social media per cui basta avere un pc e un account da qualche parte e si twitta in piena libertà e vuoto di idee. Proprio perché la disinformazione è organizzata e finanziata, la Chiesa in quanto Santa Sede, conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti, congregazioni religiose maschili e femminili, dovrebbe colmare il drammatico ritardo accumulato. Prima di tutto sarebbe necessaria una parola chiara per sconfessare tutto questo bizzarro e variopinto proliferare di situazioni e siti ‘cattolici’ che tali non sono affatto. E poi unirsi per inviare messaggi positivi e sensati, in maniera coordinata e sinergica, perché evangelizzare – cioè annunciare il Vangelo – declinando le situazioni concrete di vita, sarebbe lo scopo. O no?

Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).