Più che l’attesa richiesta da parte della procura genovese di processare Giovanni Toti, Aldo Spinelli e Paolo Signorini con il rito immediato, è stato il “caso Ermini” a seminare un vero sconquasso nel mondo politico ligure già provato dagli arresti del 7 maggio che hanno fatto crollare l’amministrazione regionale. E sì, perché l’astuto Aldo Spinelli, presidente dimissionario della Spininvest coinvolta nella vicenda del rinnovo trentennale delle concessioni del porto di Genova, ha messo in scena un bel colpo di teatro, chiamando come presidente “di garanzia” quel David Ermini la cui storia politica e professionale non si è proprio svolta all’insegna della neutralità.

Chi è David Ermini

Un toscanaccio ex renziano di nascita margheritina, capogruppo in provincia di Firenze quando il suo leader ne era il presidente, ma anche ben conosciuto in Liguria come commissario del Pd nel 2015 dopo una crisi in stile notte dei lunghi coltelli. Poi due volte parlamentare e infine premiato con la vicepresidenza del Csm. Trattata, secondo quanto scrive Renzi nel suo libro “I Mostri”, in sede politico-togata con Luca Palamara, Luca Lotti e Cosimo Ferri.

L’imbarazzo di Orlandi

Lo sconquasso politico ora è tutto a sinistra. E il più imbarazzato oggi è proprio l’ex ministro “senza cuore” (rifiutò l’ospedale ordinario a un ex boss ridotto a vegetale) della giustizia Andrea Orlando, aspirante successore di Toti alla presidenza della Liguria. Già, perché Renzi, che con Ermini è finita a querele, aveva accusato l’ex vicepresidente del Csm di essere diventato un “orlandiano”. E ora questo legame politico tra i due sta scatenando gli sberleffi della maggioranza in Regione, ma anche e soprattutto le ire degli apparati dirigenziali del Pd, che ne vedono tutte le insidie, proprio mentre stanno costruendo il “campo largo”, senza il quale è inutile illudersi di vincere.

“Ermini uno di voi”

Così se ieri nell’aula regionale, in una triste seduta di fine stagione, spuntava un cartello del consigliere di Forza Italia, Angelo Vaccarezza, che irrideva ricordando “Ermini uno di voi”, saltava in aria come una molla il grillino Ferruccio Sansa, lo sconfitto dal secondo mandato di Toti. “Su questa strada noi non ci saremo -ha detto- se il Pd vuol dimostrare di volere il cambiamento, deve farlo subito”. Ma le ire più furibonde si sono riversate in casa Pd. Comunicati, interviste sul Tg3 regionale, mani nei capelli. Davide Natale e Simone D’Angelo, rispettivamente segretari regionale e cittadino di Genova, prima hanno sbraitato, poi hanno cercato la quadratura del cerchio, colorando la nomina di Ermini come semplicemente “professionale”, come se nella sua veste di avvocato penalista l’ex parlamentare si fosse mai occupato di porti e containers.

Da che parte stare

Lui, come sempre, imperturbabile. Come quando un paio di anni fa era stato chiamato a deporre a Brescia al processo da cui uscirà condannato Piercamillo Davigo per la vicenda dei verbali di Piero Amara, l’ex avvocato esterno dell’Eni. Anche in quell’occasione Ermini aveva saputo subito da che parte stare. Aveva scaricato l’ex pm di Mani Pulite senza un battito di ciglia. Sì, aveva sbirciato qualche nome dalla cartelletta sempre rimasta nelle mani di Davigo, ma poi, quando il collega se ne era andato l’aveva buttata via. “Ma se mi davi il tormento perché volevi sapere i nomi”, gli ha rinfacciato l’altro. Ma aveva già perso, e ai perdenti non crede quasi mai nessuno.

L’immediato

E oggi David Ermini, presidente di garanzia, si sente “onorato” di sedere al vertice di quella holding così chiacchierata nelle carte di un processo sempre più politico e che desta un sempre maggiore scandalo per le sue tante anomalie che odorano di Mani Pulite. E con il principale indagato, Giovanni Toti, costretto alle dimissioni dal nodo scorsoio della procura, ma anche da una politica di centrodestra debole e litigiosa e una piazza di sinistra talebana e feroce che tirava legnate sulla schiena di una persona messa in condizione di minorità dalla magistratura. Costretto alle dimissioni per poter essere processato da uomo libero, negli stessi giorni, probabilmente nel prossimo ottobre, in cui in Liguria si terranno le elezioni anticipate per il rinnovo dell’assemblea regionale. Ieri la procura guidata da Nicola Piacente, che fu eletto a quel ruolo proprio dal Csm di cui era il numero uno David Ermini, ha chiesto il rito immediato, quello che consente di scavalcare l’udienza preliminare davanti al gup, per Toti, Spinelli e Signorini, per una parte dei reati, quella sulla cui base erano state disposte le misure cautelari. Per le altre, e per tutti gli altri indagati, se si arriverà a un rinvio a giudizio, si seguirà la procedura ordinaria. Ora sul rito immediato deciderà la giudice Paola Faggioni, rientrata in anticipo dalle ferie. Con la soddisfazione di vedere che l’ex numero uno della Liguria ha seguito il suggerimento di pm e giudici, compresi i tre del riesame, e ha mollato gli ormeggi verso il mare aperto, con l’abbandono di quel ruolo che lo costringeva fino all’infinito a ripetere il reato. E che Aldo Spinelli ha messo al vertice di quella holding così brava a corrompere uno come David Ermini che di sicuro farà meglio. Perché fa parte dei migliori, quelli del partito del Migliore.

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Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.