Un fedelissimo della premier al turismo. È Gianmarco Mazzi, veronese, classe 1960 già sottosegretario alla cultura, il nuovo ministro del Turismo. Il giuramento ieri mattina al cospetto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Mazzi succede a Daniela Santanché dimessasi nei giorni scorsi. Una nomina, questa, che spariglia le carte sulla tavola della politica veronese, mettendo proprio Mazzi nella posizione di porre il veto sulla scelta del prossimo primo cittadino di Verona.

Mazzi e il domino per il nuovo sindaco di Verona

Il neo ministro, avrà voce in capitolo quando i tre leader del centrodestra dovranno scegliere a chi assegnare il Comune scaligero che, secondo voci sempre più insistenti verrebbe scelto fra le file di Fratelli d’Italia. Anche se per il centrodestra un candidato unitario ancora non è stato espresso, in casa Meloni più di un nome sarebbe pronto a farsi avanti per indossare la fascia tricolore. Fra i nomi caldi, secondo le indiscrezioni che circolano in città, quelli l’eurodeputato Daniele Polato di FdI ed ex Forza Italia, e dell’onorevole Ciro Maschio presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Il neo ministro potrebbe essere l’ago della bilancia in questo frangente ponendo, appunto, il veto sul candidato sindaco o venendo lui stesso scelto dal centrodestra per guidare la città scaligera per i prossimi cinque anni. Il suo attuale mandato al ministero, infatti, scadrà nel 2027 anno di elezioni politiche e, per Verona, anche amministrative.

Chi è Gianmarco Mazzi, il fedelissimo di Giorgia nuovo ministro del Turismo

Mazzi ha mosso i primi passi nella politica militando, fra gli anni settanta e ottanta del secolo scorso, nel Fronte della Gioventù, movimento giovanile del Msi, oltre che attraverso i microfoni di radio Ondaeuropa, emittente triestina legata al mondo della destra. Una vita, la sua, che si è mossa tra la tv, in quanto responsabile dei contatti con il mondo dell’informazione per il Fronte della Gioventù, e la cultura, in quanto dal 2017 al 2022, anno in cui è stato eletto in Parlamento, ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato della società che gestisce le attività televisive e live dell’Arena di Verona. Approdato in Alleanza Nazionale, Mazzi per diversi anni ha ispirato la comunicazione del movimento nato dalle ceneri del Msi e ha aiutato l’ex senatore del Msi (e poi Alleanza Nazionale, Polo delle Libertà e Casa delle Libertà), Paolo Danieli (già senatore del Msi, ndr) a organizzare diverse campagne elettorali, tra cui quella del 2001, significativa perché, come scrive Danieli nella sua biografia: «Bisognava mandare a casa la sinistra che governava dal 1996».

Mazzi è sempre rimasto un passo indietro, ma uno avanti a tutti

Mazzi è sempre rimasto un passo indietro, ma uno avanti a tutti: nella stessa campagna del 2001 fu lui a dare a Gianfranco Fini i mezzi per farsi amare dalla folla, raccontando la storia di uno zuccherificio. La reazione dell’autore della svolta di Fiuggi non si fece attendere e da lì, il neoministro ha cominciato a sedere nelle stanze dei bottoni, parlando quando serve e mai a caso. Quanto alla cultura e agli spettacoli il suo curriculum parla chiaro: manager e produttore tra musica, TV e solidarietà: dalla Nazionale Cantanti con Mogol e Gianni Morandi, ha lavorato con Adriano Celentano, Luciano Ligabue e Mina. Ha diretto diverse edizioni del Festival di Sanremo e ha firmato grandi eventi TV e solidali di successo internazionale.

Stabile fra le prime 5 mete turistiche italiane, seconda destinazione veneta e votata come quarta destinazione europea da visitare nel 2026, Verona ha finalmente il «suo» ministro del Turismo. Un incarico di prestigio per il politico veronese a cui viene affidato il compito di risollevare le sorti di un ministero che nell’ultimo periodo non ha certo brillato per iniziative di peso. E forse, perché no, potrà anche risvegliare un partito che alle ultime elezioni regionali del Veneto ha visto due ex forzisti sorpassare a mani basse i candidati spinti dalla segreteria del partito. Agli elettori l’arduo compito di scegliere.