Dopo 50 anni i Milwaukee Bucks hanno conquistato il secondo titolo Nba della loro storia. Battuti in casa 105-98 i Phoenix Suns. Il parziale finale sette Finals di 4 a 2. E l’eroe è Giannis Antetokounmpo, “una divinità” per la Gazzetta dello sport, erede di Kareem Abdul-Jabbar, l’eroe di quel primo titolo della città della birra e leggenda della palla a spicchi. 50 punti, 14 rimbalzi, 5 stoppate. Una partita leggendaria: dominante quella del greco di origini nigeriane. In estasi i 65mila del Fiserv Forum.

Una consacrazione per Antetokounmpo, 26 anni, già due trofei da mvp nella regular season. 211 centimetri per 110 centimetri e una vita da film, che sarà raccontata in un live action della Walt Disney Studios con la regia del nigeriano Akim Omotoso. Greek Freak, il titolo, dal suo soprannome– l’altro è The Human Alphabet. Lo scorso dicembre ha firmato un contratto da 228 milioni di dollari in cinque anni. La sua canotta numero 34 sta spopolando. È diventato un fenomeno, un atleta di culto, tutta un romanzo la sua vita.

La vita di Giannis Antetokounmpo

Classe 1994, figlio di Charles e Veronica Adetokunbo, scappati in Grecia dalla Nigeria nel 1992. Ad Atene, tra le prime cose, alla famiglia viene cambiato il cognome. Grecizzato. Charles e Veronica avevano avuto altri due figli: Francis era stato lasciato a Lagos e Thanasis era nato nello stesso 1994. Un’infanzia difficile, tra il razzismo e l’indigenza. Gli Antetokounmpo vivono a Sepolia, quartiere tra i più poveri della città. Thanasis e Giannis vivono tra i vicoli, vendono borse, occhiali, scarpe contraffatti. Vu cumprà.

Nel 2004 arriva un altro fratello, Kostas. Mamma e papà raccomandano ai figli di non farsi notare, non dare nell’occhio, per scongiurare un rimpatrio in Nigeria. I ragazzi si sentono greci, parlano greco e studiano in scuole greche ma sono clandestini senza cittadinanza. La svolta, come spesso accade in queste storie, è uno sguardo, un colpo d’occhio, l’intuizione di qualcuno che capisce qualcosa di grande. Un allenatore invita infatti Thanasis e Giannis ad allenarsi in palestra e loro, naturalmente, accettano. I due però devono alternarsi perché hanno un solo paio di scarpette. Un osservatore nota Giannis che con il fratello finisce quindi nelle giovanili del Filathlitikos, seconda divisione greca.

Il primo successo di Giannis è quando un collaboratore di un agente gli propone di fare sul serio: gli garantisce più pasti al giorno e gli suggerisce una dieta da seguire; lui accetta, ma alla condizione che i pasti vengano offerti anche al resto della sua famiglia. La prima vetrina è un torneo internazionale con scout da tutto il mondo dove il ragazzo viene notato da un analista di ESPN. E nel maggio 2013 gli viene riconosciuta la cittadinanza greca. E a giugno Antetokoumpo viene scelto al draft NBA dai Milwaukee Bucks. A settembre percepisce il suo primo stipendio.

Alla prima stagione in NBA chiude a 6.8 punti a partita. Dice: “Non lascerò mai la squadra e la città di Milwaukee fin quando non costruiremo una squadra da titolo”. Ad aprile 2019 entra nel miglior quintetto NBA. Kobe Bryant fissa il suo obiettivo: vincere il titolo. La finals di Milwaukee – nominato Mvp in gara 6 – esaudisce il sogno. 

Il culto della “divinità greca” dei Milwaukee

A spalleggiare la “divinità greca” Khris Middleton e Jrue Holiday su tutti, e PJ Tucker, Brook Lopez, Pat Connaughton, Crazy Eyes Bobby Portis. Il coach Budenholzer è uno dei tanti allievi di Gregg Popovich. Hanno rimontato lo 0-2 della iniziale della serie delle Finals. È stato però il titolo soprattutto di Giannis: gara 6 è stata il capolavoro dopo due prestazioni da 40 e 41 punti e quindi la prestazione decisiva nella Gara 5. Il 26enne diventa quindi un fenomeno, un atleta di culto, di livello mondiale con la conquista dell’Anello.

Sono decine gli aneddoti, alcuni strambi altri commoventi, sulla sua vita e sulla sua carriera: da quando aveva assicurato che non sarebbe mai andato negli Stati Uniti senza i genitori a quando compra una Playstation 4 salvo poi rivenderla al vice allenatore il giorno dopo con i sensi di colpa per aver speso troppo; da quando riempiva buste di cibo nell’area ristori della squadra per risparmiare e girare lo stipendio ai genitori a quando rimprovera il compagno di squadra e veterano Caron Butler che stava buttando un paio di scarpe vecchie ma ancora utilizzabili; da quando promette a Larry Sanders di indossare le Gucci che gli ha regalato solo in occasioni speciali perché sa bene quanto costano a quando trasferisce tutto quello che ha alla famiglia salvo rimanere senza soldi anche per un taxi e lanciarsi in una corsa in strada per raggiungere l’arena per la gara fino a quando due amici lo riconoscono e gli danno un passaggio.

La sua famiglia – dopo un viaggio lungo dalla Nigeria alla Grecia agli Stati Uniti – vanta oggi tre campioni Nba: a Milwaukee gioca anche Thanasis mentre Kostas era nel roster dei Lakers di Los Angeles nel 2020.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.