“Per gli sciiti in Medio Oriente, Qassem Soleimani, è un mix di James Bond, Erwin Rommel e Lady Gaga“, ha scritto l’ex analista della CIA Kenneth Pollack nel suo ritratto di Soleimani per la rivista americana Time che lo ha inserito nell’elenco delle 100 le persone più influenti al mondo nel 2017. E quest’anno The Times l’aveva inserito tra i 20 personaggi potenzialmente protagonisti del 2020. Dall’Afghanistan al Libano, dalla Siria all’Iraq, negli ultimi vent’anni non c’è stata operazione politica o militare nell’area che non abbia portato la sua firma.

Qassem Soleimani, 62 anni, comandava dal 1998 le forze Quds, cioè le unità speciali delle guardie rivoluzionarie iraniane. Era praticamente l’uomo più potente del Medio Oriente: responsabile di tutte le operazioni all’estero di Teheran e punto di riferimento strategico degli ayatollah. L’uomo che ha ridisegnato gli scenari geopolitici del Medio Oriente in favore dell’Iran.

Nei primi anni del suo operato militare, fino all’ 11 settembre del 2001, il generale era ritenuto assai affidabile dall’Amministrazione americana, tanto da essere ritenuto il punto di riferimento Usa nella lotta ai Talebani afgani. Ma la caduta delle Torri gemelle e l’inserimento dell’Iran, da parte di George W. Bush, nella lista nera degli Stati Uniti aveva cambiato radicalmente le prospettive di fiducia tra i due paesi e da quel giorno il generale aveva iniziato la sua dura lotta contro gli Usa. Una battaglia che si è inasprita con Donald Trump.

Era molto amato dagli iraniani: Secondo uno studio pubblicato nel 2018 da IranPoll e dall’Università del Maryland, l’83% degli iraniani intervistati aveva un’opinione favorevole di Soleimani, superiore persino a quella del presidente Rohani e a quella del capo della diplomazia Zarif.

Il comandante dei Pasdaran ha stretto nel tempo anche un legame fortissimo con Hezbollah, il gruppo armato sciita libanese al quale ha fornito supporto, armi e soldi. Assieme a Hezbollah, Soleimani ha sostenuto Assad al potere in Siria mantenendo un fortissimo controllo a Damasco, anche grazie alle amicizie russe del generale iraniano.

Con il comando di Soleimani le truppe iraniane e irachene hanno fermato l’avanzata dell’Isis e grazie proprio a queste ultime operazioni il carisma del generale, soprattutto in patria, era cresciuto a dismisura. Tanto da diventare una sorta di star con milioni di follower sul suo account Instagram. In Iran era considerato un eroe tanto da aver paventato l’ipotesi di una sua futura candidatura alle presidenziali del 2021. È morto a Baghdad a pochi passi dell’aeroporto il 3 gennaio 2020 in un raid americano ordinato da Trump.