La supposizione del Times
Chi è Satoshi Nakamoto, il miliardario inventore del Bitcoin: l’identità rivelata dal New York Times (e la smentita)
Il New York Times sostiene di aver identificato l’inventore del Bitcoin. Secondo il famoso giornale americano, dietro allo pseudonimo di Satoshi Nakamoto si nasconderebbe Adam Back, crittografo britannico e figura di spicco nel mondo delle criptovalute. Il quotidiano, sarebbe arrivato a questa conclusione dopo un’attenta analisi di vecchie e-mail e post, oltre alla propensione di Back per l’uso non convenzionale del trattino e per l’adozione di una grafia britannica delle parole. Il crittografo ha più volte negato di essere legato a questa identità, rispondendo anche su X: “Non sono Satoshi, ma sono stato tra i primi a concentrarmi con estrema attenzione sulle implicazioni sociali positive della crittografia, della privacy online e della moneta elettronica“.
Le prove del New York Times
John Carreyrou, giornalista vincitore del Premio Pulitzer noto per aver smascherato lo scandalo Theranos, descrive nel reportage intitolato “Who is Satoshi Nakamoto? My Quest to Unmask Bitcoins’s ceator” un’indagine durata anni che utilizza analisi tecniche, schemi linguistici e cronologie storiche per sostenere che il crittografo britannico cinquantacinquenne sia in realtà Satoshi Nakamoto. Ecco alcune delle prove presenti nell’analisi.
Analogie linguistiche
Carreryou, ha collaborato con esperti di intelligenza artificiale per analizzare gli archivi della mailing list “Cypherpunks” degli anni ’90 e dei primi anni 2000. Il giornalista e i suoi collaboratori, hanno scoperto che Adam Back era l’unico sospettato a condividere le specifiche abitudini di scrittura di Satoshi, come per esempio l’alternanza tra “e-mail” e “email”, l’uso di ortografie britanniche rispetto a quelle americane e l’uso del doppio spazio dopo il punto.
La connessione con Hashcash
Adam Back, è anche l’inventore di Hashcash, un sistema di proof-of-work citato dallo stesso Satoshi nel white paper di Bitcoin del 2008. Carreryou, sostiene che Back non si sia limitato a fornire un riferimento, ma che abbia ideato probabilmente l’intero sistema.
Il vuoto di attività e la riapparizione
L’indagine, sottolinea che Back è risultato estremamente attivo nelle discussioni sul contante digitale per oltre un decennio, per poi diventare stranamente silenzioso sull’argomento proprio in concomitanza con la comparsa di Nakamoto e riemergere ancora a parlare di Bitcoin solo nel 2011, dopo che Satoshi si era ritirato.
Le conoscenze di Satoshi e Back
Sia Satoshi che Back, erano esperti di C++ (il linguaggio in cui è scritto il Bitcoin) e possedevano le conoscenze specifiche a livello di dottorato sui sistemi informatici distribuiti, necessarie per costruire il protocollo.
Le critiche al giornale
L’articolo scritto dal Times, ha suscitato non poche polemiche. I critici, hanno accusato il quotidiano di aver praticato “doxing” verso un privato cittadino e di aver messo un “bersaglio da miliardi di dollari” sulle spalle di Back. Si stima che Nakamoto detenga all’incirca 1,1 milioni di Bitcoin, per un valore che supera i 100 miliardi di dollari stando ai prezzi correnti. Sebbene l’indagine di Carreyrou sia considerata tra le più approfondite fino ad oggi, rimane basata su prove indiziarie. Senza un messaggio firmato con la chiave privata PGP di Satoshi o lo spostamento delle monete originali del “Genesis block“, la vera identità del creatore Bitcoin rimane teoricamente non provata.
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