Aveva 91 anni, è morto a Roma Gerardo Bianco, storico esponente della Democrazia cristiana, del Partito Popolare Italiano (di cui è stato segretario e presidente), della Margherita e della Rosa per l’Italia. È stato deputato alla Camera per nove legislature ricoprendo vari incarichi tra cui quello di capogruppo della Democrazia cristiana. È stato anche ministro della pubblica istruzione dal 27 luglio 1990 al 13 aprile 1991 nel governo Andreotti VI. È stato anche presidente dell’Associazione ex parlamentari.

Nato a Guardia Lombardi, provincia di Avellino, il 12 settembre 1931 ha dedicato tutta la sua vita all’impegno politico. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha ricordato come “Leale servitore delle istituzioni, politico appassionato, ricco di cultura e umanità”. Bianco si laureò in lettere classiche dell’Università degli Studi di Parma, diventando poi docente universitario di storia della lingua latina e letteratura latina presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Parma. È sempre stato considerato dagli ambienti parlamentari un uomo di cultura prestato alla politica.

È stato deputato dal 1968 al 2008 in 9 legislature, 7 delle quali dal 1968 al 1994 con la Democrazia Cristiana. Capogruppo a Montecitorio della DC nel corso della VIII legislatura, dal 1979 al 1983. Vicepresidente della Camera dal 1987 fino al 1990, quando divenne Ministro della pubblica istruzione (fino a marzo ’91) nel sesto governo Andreotti. Dal 1992 al 1994 ha presieduto nuovamente il gruppo della DC alla Camera. Nel 1994, con la fine della Dc, aderisce al nuovo Partito Popolare (PPI) di Mino Martinazzoli e viene eletto Europarlamentare a Strasburgo. Nel 1995 si schiera contro la virata a destra di Rocco Buttiglione, divenuto nel frattempo segretario. Bianco concentrò intorno a se una parte del centro e tutta la sinistra del partito, ottenendo la bocciatura della decisione del segretario dall’assemblea nazionale. La frattura tra i due non si ricompose più, finchè fu raggiunta un’intesa tra le due componenti che facevano capo a Buttiglione e Bianco nel PPI: si sarebbero separati, dove quella di Bianco conserva il nome del partito (Partito Popolare Italiano) mentre quella di Buttiglione mantenne il simbolo storico (lo scudo crociato), con il quale a luglio diede vita ai Cristiani Democratici Uniti. Bianco ha guidato il partito per tre anni, contribuendo in maniera determinante alla nascita dell’Ulivo e all’arrivo del cattolico Romano Prodi a Palazzo Chigi. È stato direttore del quotidiano Il Popolo, organo ufficiale della Democrazia Cristiana prima e del Partito Popolare Italiano poi. Alle elezioni politiche del 2006 viene rieletto alla Camera nelle liste dell’Ulivo (La Margherita con i Democratici di Sinistra di Piero Fassino), per poi comunicare alle camere (il 15 febbraio 2008) di non aderire al PD e di passare al gruppo misto. Successivamente, con il suo movimento Italia Popolare, e insieme a Savino Pezzotta e Bruno Tabacci, dà vita al progetto centrista della Rosa per l’Italia, partito svincolato dai poli e di ispirazione cattolica.

In poche ore il cordoglio del mondo della politica per la sua scomparsa. “Con grande tristezza apprendo la notizia della scomparsa di Gerardo Bianco. Uomo libero e coraggioso, saggio e di visione. Con le sue scelte e la sua determinazione ha dato un contributo fondamentale alla nascita del centrosinistra. Tanti ricordi, tanta nostalgia, enorme rispetto”, ha scritto Enrico Letta su Twitter. “Gerardo Bianco era un uomo libero, colto, coraggioso, buono. Senza di lui non sarebbe nato l’Ulivo e soffriva che questo non gli fosse pienamente riconosciuto. Era antico e moderno insieme, custode della nobiltà della politica ma capace di capire il nuovo. Uno dei Grandi della Democrazia cristiana. Per me un amico e un maestro. Ciao Gerardo”, le parole del senatore democratico, Dario Franceschini. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani lo ha ricordato dai social: “Ci lascia un uomo colto e difensore della libertà, un protagonista della politica italiana. Condoglianze alla sua famiglia. Riposi in pace”.

Redazione