Il tribunale di Riad, in Arabia Saudita, ha condannato a morte cinque persone per l’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, avvenuto all’interno del consolato dall’Arabia Saudita a Istanbul, in Turchia, il 2 ottobre del 2018. Non è stato invece incriminato Saud al-Qahtani, ritenuto l’assistente del principe ereditario, Mohamed bin Salman. La procura di Riad ne ha disposto il rilascio, ma al-Qahtani resta indagato per l’omicidio del giornalista. Altre tre persone sono state condannate a 24 anni di carcere per aver cercato di ”insabbiare il crimine

Secondo la più recente indagine Onu pubblicata il 19 giugno 2019, dal giornale inglese “The Guardian”, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman dovrebbe essere indagato per l’omicidio del giornalista Khashoggi. Il rapporto dell’Onu, redatto da Agnes Callamard parla di omicidio “premeditato”, con prove credibili di responsabilità del principe ereditario dell’Arabia Saudita

L’AUTOESILIO CONTRO IL REGIME – Khashoggi era da tempo un giornalista scomodo per il regime saudita. Lasciò la sua nazione nel settembre 2017 e andò in esilio autoimposto, denunciando che il governo del principe ereditario Mohammad bin Salman e del re Salman lo aveva “bandito da Twitter”.

L’OMICIDIO, L’INDAGINE E I DEPISTAGGI – Il giornalista il 2 ottobre 2018 si recò al consolato saudita di Istanbul per ottenere un documento che provasse che era divorziato. Questo documento gli avrebbe permesso di sposare la sua fidanzata, Hatice Cengiz, una cittadina turca, che lo aspettava fuori dall’edificio. Khashoggi però non lasciò più l’edificio: il giornalista è stato infatti ucciso e fatto a pezzi all’interno del consolato.

Le indagini e le inchieste hanno infatti dimostrato come Khashoggi sia stato ucciso da un commando di 11 uomini sauditi, mandati quasi certamente in Turchia dal principe ereditario saudita. I giornali turchi, citando fonti interne alle forze di sicurezza, hanno in più occasioni svelato infatti come Mohammed bin Salman abbia avuto un ruoli di primo piano nella pianificazione dell’assassinio.

Sotto la pressione della comunità internazionale l’Arabia Saudita, con una mossa di facciata, ha sostenuto quindi che l’uccisione di Khashoggi era stata organizzata dal generale Ahmed al Assiri ed era stata guidata da Saud al Qahtani. Entrambi sono stati licenziati dai loro rispettivi incarichi ma, come ha scritto il Wall Street Journal, Qahtani è ancora uno stretto collaboratore di Mohammed bin Salman, mantenendo però un profilo “più defilato”.