I rapporti tra Cina e Taiwan, le proteste per la democrazia a Hong Kong, la persecuzione degli uiguri nello Xinjiang. Temi delicati da affrontare nella Repubblica Popolare Cinese, che sfuggono alla censura di Xi-Jinping soltanto se riescono a non lasciare tracce dietro di sé. Ed è quello che sta succedendo in questi su Clubhouse, il nuovo social network in cui si parla in diretta invece di scrivere messaggi o condividere immagini: per la sua natura, un forum orale invece che scritto, è diventato un luogo sicuro che gli utenti cinesi sfruttano per trattare temi altrimenti impossibili da avvicinare.

Il software è stato lanciato negli Stati Uniti a marzo ma ha raggiunto la popolarità solo nelle ultime settimane, anche grazie all’iscrizione di personaggi famosi come Elon Musk: in teoria non sarebbe disponibile sulla versione cinese dell’Apple store (mentre è ancora indisponibile per gli android in tutto il mondo), un po’ come Facebook e Google, ma gli utenti cinesi possono scaricarla cambiando semplicemente il paese con cui accedono all’App, usandola poi normalmente.

Una volta dentro, molti hanno deciso di aprire “stanze” in cui dar sfogo alle loro opinioni sui temi più controversi per il partito comunista. Il Guardian racconta ad esempio di come alcuni analisti abbiano ascoltato conversazioni in cui si parlava in maniera “straordinariamente sincera” dei campi di detenzione degli uiguri, la minoranza di fede islamica discriminata nel nord-ovest del paese verso la quale sono state dimostrate anche deportazioni e carcerazioni in campi di concentramento.

Una vera e propria boccata d’aria per la libertà di espressione, per la quale molti sono anche disposti a pagare: Reuters riporta infatti che sui siti di e-commerce cinesi sono comparsi diversi annunci in cui si vendevano inviti all’app (alla quale si accede soltanto su input di qualcuno già presente sulla piattaforma) con prezzi che andavano dai 50 ai 400 yuan (dai 6 ai 50 euro, circa).

Non è certo però che tutti gli utenti cinesi che stanno usando Clubhouse risiedano effettivamente nel paese. È più probabile che si tratti anche di dissidenti residenti all’estero, che cercano di creare canali in cui si discute di temi censurati in Cina, sperando di coinvolgere persone che vivono lì.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.