TikTok? Parler? Già ‘fuori moda’. Nella continua ricerca del social network del momento, quello che fa “più figo”, è già il turno di una ulteriore novità. Nel 2021 il compito di sfidare i giganti come Facebook, Instagram e Twitter potrebbe essere di Clubhouse, servizio nato nell’aprile 2020 e partorito dalle menti di Paul Davison e Rohan Seth, rispettivamente imprenditore e ingegnere (ed ex dipendenti di Pinterest e di Google), che in questi giorni è salito alla ribalta grazie ai finanziamenti ricevuti da importanti fondi finanziari americani.

Ma in cosa consiste Clubhouse? A differenza di Facebook, Instagram o TikTok, il nuovo social punta tutto sull’audio, o meglio sulle conversazioni tra gli iscritti. Di fatto Clubhouse è un social a metà tra un podcast e una chat vocale.

Al momento la possibilità di accedere a Clubhouse è piuttosto limitata: l’ingresso è infatti limitato solamente tramite inviti e richiede la registrazione con il proprio numero di cellulare. Senza invito si può comunque scaricare l’app e mettersi in lista d’attesa, aspettando che un amico già collegato possa poi invitarti ufficialmente. Inoltre l’app è disponibile solo su iPhone, per gli smartphone Android è ancora in fase di sviluppo.

Al suo interno l’app è basata su un principio, quello delle Room, e si divide in tre livelli: Open, Social e Closed. Le Room sono stanze virtuali dove avvengono le discussioni, rigorosamente vocali. Tutti possono aprirne una, diventandone amministratore, ed è possibile farlo nei tre livelli di cui sopra.

Il primo, quello Open, prevede che la stanza si aperta a chiunque stia navigando nell’app; una stanza Social sarà visibile invece solo agli utenti interconessi, come il sistema di amicizie su Facebook; la stanza Closed infine è una stanza chiusa in cui potrà accedere solo l’utente invitato dall’amministratore.

Non mancano le critiche al nuovo social network. La problematica che ha fatto emergere Blooomberg è relativa a quella dei temi sensibili che possono essere discussi nelle varie Room: omofobia, antisemitismo, razzismo, bullismo. Chi controllerà le chat? Per ora l’azienda ha spiegato che i controlli ci sono, non aggiungendo particolari dettagli. Quanto alla questione privacy, al momento non esiste alcuna possibilità di scaricare o condividere esternamente gli audio presenti in chat.

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia