Giustizia
Condannato a 16 anni, poi assolto vent’anni dopo: Paolo Calligaris non ha ucciso Tatiana Tulissi
Ci sono voluti ben 18 anni e addirittura sette sentenze per stabilire, finalmente in via definitiva, che quel maledetto 11 novembre del 2008, Paolo Calligaris non ha ucciso Tatiana Tulissi, la donna con la quale conviveva da due anni. Quasi quattro lustri fra condanne, assoluzioni, sentenze annullate e nuovi processi, fino al 22 maggio scorso, giorno in cui la Cassazione ha messo la parola fine all’odissea giudiziaria che ha stravolto l’esistenza del figlio di Walter Calligaris, titolare dell’omonima azienda agricola e fratello dell’imprenditore del mobile Alessandro. Quasi vent’anni, da innocente, in attesa di giudizio.
Paolo Calligaris non ha ucciso Tatiana Tulissi. Vent’anni da innocente in attesa di giudizio
Tutto inizia la sera dell’11 novembre di 18 anni fa, quando Tatiana Tulissi, 37 anni, viene aggredita e uccisa con tre colpi di pistola alla schiena sull’uscio di casa, una villa su una collina a Manzano, paesino in provincia di Udine. A trovarla priva di vita è proprio l’imprenditore 38enne. Gli inquirenti seguono da subito due piste: la rapina finita tragicamente e il delitto consumato in ambiente familiare. Ipotesi, quest’ultima, che sembra naufragare quando dalle prove degli stub su Calligaris e su suo figlio 17enne, entrambi indagati, emerge l’assenza di tracce di polvere da sparo. Così come nulla salta fuori dai nuovi esami effettuati sulla salma della donna, riesumata per verificare, fra l’altro, eventuali tracce di Dna sotto le sue unghie (dall’autopsia, infatti, era emerso che Tatiana, prima di essere colpita alla testa col calcio della pistola e poi uccisa, aveva lottato per difendersi).
Di fronte alla mancanza di elementi di colpevolezza, la posizione di Calligaris e del figlio viene archiviata. Ma poco tempo dopo, nell’ambito di nuove indagini, l’imprenditore viene nuovamente indagato, e il 31 ottobre del 2018, dieci anni dopo l’omicidio, i legali di Calligaris comunicano che la procura sta per chiedere il rinvio a giudizio. “Una richiesta che ci stupisce”, commentano i difensori, “perché in dieci anni non è affiorato nulla che sia in grado di porre in discussione l’archiviazione disposta nel 2012”.
Le condanne a 16 anni
Il 19 settembre del 2019 comincia il “ballo” delle sentenze. Il Gup, nel processo celebrato col rito abbreviato, accoglie la richiesta della procura e condanna Calligaris a 16 anni sulla base di quelli che ritiene indizi gravi, precisi e concordanti. Il movente? Il difficile rapporto di coppia fra i due. Il 25 settembre del 2021, a 13 anni dall’omicidio, la Corte d’assise d’Appello di Trieste ribalta la sentenza e assolve l’imprenditore per non aver commesso il fatto. “Una sentenza coraggiosa”, afferma la difesa dell’imputato. La soddisfazione, però, dura poco. L’8 dicembre del 2022 la Cassazione accoglie il ricorso della procura di Udine e annulla con rinvio l’assoluzione. Un anno dopo, nell’appello bis, Calligaris viene nuovamente condannato a 16 anni dalla Corte d’Assise d’Appello di Venezia.
Ma nel settembre del 2024 il nuovo colpo di scena: la Cassazione annulla di nuovo con rinvio la condanna, e il 26 marzo del 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Venezia, nella terza sentenza di secondo grado, condanna nuovamente l’imprenditore a 16 anni di reclusione. Il 22 maggio scorso, a 18 anni di distanza dal delitto, la Suprema Corte annulla ancora una volta la condanna, ma stavolta senza rinvio. L’assoluzione di Calligaris diviene definitiva. Quasi 20 anni da innocente sulla graticola giudiziaria. Una vita sconvolta. E la chiamano giustizia.
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