Il decreto del Ministro della Giustizia che istituisce la commissione per l’architettura penitenziaria potrebbe essere una buona notizia, se fosse giunta unitamente ad altre da tempo attese e se non fosse da inquadrare nei lavori “a perdere” di tante altre commissioni. Per restare in materia – ma gli esempi potrebbero essere molti – basti pensare alla recente Commissione presieduta dal professore Glauco Giostra, i cui lavori furono in gran parte cestinati anche dall’attuale ministro della Giustizia. La Commissione si occupò, tra l’altro, proprio dello “spazio della pena” e della “vita detentiva”, in ossequio ai criteri fissati dalla legge delega del 23 giugno 2017. Non a caso, tra i componenti della Commissione vi era il professore Luca Zevi, architetto e urbanista, oggi chiamato a presiedere l’organismo appena istituito dal ministro Alfonso Bonafede.
Tra i componenti di quella commissione vi era anche il sottoscritto che può testimoniare quanto a lungo si discusse di architettura penitenziaria. Il tema fu poi abbandonato, in sede di stesura degli schemi di decreto, per volere di una politica non interessata, nonostante il Parlamento avesse espressamente delegato il Governo a migliorare gli spazi e la vita all’interno degli istituti di pena, in nome anche di quel diritto all’affettività previsto ma da sempre negato.
Nel 2015, Zevi era stato coordinatore del tavolo 1 degli Stati generali sull’esecuzione penale che aveva a oggetto lo “spazio della pena”. Di tempo ne è passato. La presidenza della Commissione affidata a Zevi, dunque, è un déjà-vu, ma la nomina rappresenta una garanzia per le sue specifiche conoscenze e per la sua idea di detenzione.