Introdurre uno scudo per le responsabilità penali dei datori di lavoro che abbiano diligentemente posto in essere tutte le misure necessarie per contrastare e contenere la diffusione del Covid-19 nei luoghi di lavoro dettate dai protocolli di sicurezza. È la richiesta che arriva dai Consulenti del lavoro, che lanciano l’allarme sulla possibilità che il rischio di processo penale per gli imprenditori possa bloccare la riapertura di molte piccole e micro aziende.

Il problema evidenziato da Consulenti del lavoro e imprenditori è l’equiparazione fatta dall’articolo 42 del decreto legge n. 18/2020 tra infortunio sul lavoro e contagio da Covid-19, meritevole di ricevere la copertura assicurativa Inail, che potrebbe condurre a sanzionare l’imprenditore sul piano penale per i reati di lesioni ai sensi dell’art. 590 c.p. e omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 c.p. nel caso di decesso, di omicidio per colpa grave.

Sono diversi i punti critici da far emergere prima di una possibile svolta giudiziaria contro gli imprenditori. Innanzitutto la verifica che il contagio sia effettivamente avvenuto in occasione di lavoro, considerando che il lungo periodo di incubazione del virus non permette di avere certezza sul luogo e sulla causa del contagio. Inoltre va considerata l’ipotesi di poter escludere con sufficiente certezza l’esistenza di altre cause contagio, per non parlare quindi di soggetti asintomatici.

La proposta di imprenditori e Consulenti del lavoro è di introdurre quindi uno scudo penale, una norma che possa escludere la responsabilità del datore di lavoro se quest’ultimo ha garantito ai dipendenti protezioni individuali, distanziamento e sanificazioni degli ambienti. Per questo l’idea è di prevedere garanzie certe per tutti gli imprenditori, già pesantemente colpiti in termini economici da questa emergenza sanitaria e dai costi per la messa in sicurezza di lavoratori e luoghi di lavoro: l’eventuale rischio di sanzioni correlate all’inosservanza delle misure anti-contagio sarebbe il colpo del definitivo KO.