L’esito del referendum ha segnato l’inizio della campagna elettorale e terremotato quello che è il cosiddetto “campo largo”. Proprio le forze che hanno trionfato nel referendum si trovano ad affrontare la pagina più complessa che possa essere sollevata nella variegata alleanza dei progressisti, quella sulla leadership del centro-sinistra e dunque sulla candidatura a Palazzo Chigi. Posizione a cui aspira, forte della sua posizione da segretaria del secondo partito italiano e primo tra le opposizioni, Elly Schlein ma a cui Giuseppe Conte non ha mai rinunciato.

Il fu avvocato del popolo sogna il ritorno a Palazzo Chigi, l’ebrezza della leadership, quella vera, e quel vecchio profumo di Ancien Régime emanato da quei DPCM che lo hanno caratterizzato. Di più Conte sa di essere più amato e più spendibile di Elly – pausa teatrale – Schlein e di poter approfittare del momento per giocarsi le carte vincenti. L’ex Premier non ha l’obbligo della mossa, può attendere e aspettare che la segretaria Pd faccia un passo falso o come quasi sempre che tentenni fino al punto da essere sospinta dai suoi, e ciò gli fornisce un’agilità di manovra unica ed estremamente vantaggiosa. Partendo secondo, mentre tutti si concentrano sulle mosse della prima, lui si avvicina alla giusta distanza per provare il sorpasso rischioso prima della curva.

Come Fernando Alonso contro Michel Schumacher nel 2005 a Suzuka, il leader grillino ha la certezza che Elly Schlein alla fine rallenterà, lei si che ha da perdere. Lo abbiamo visto nel giorno del risultato referendario, dopo voci di una probabile conferenza stampa unitaria, anche se mai confermate, Conte ha sorpassato tutti e mentre Schelin era ancora intenta a pensare a cosa dire, lui era già lì davanti alle telecamere a parlare di “primarie di colazione”, “cantiere per il programma” e dulcis in fundo “sfratto al governo”. Se è vero che il “carpe diem” in politica è metà della vittoria, va anche considerati che il rischio implosione del campo largo esiste.

Il perché è chiaro: Elly Schlein in uno scontro alle primarie contro Conte perderebbe e una coalizione targata Conte alla fine creerebbe non pochi problemi a Renzi e alla “Casa Riformista”. Conte dalla sua ha una popolarità e abilità superiore, una capacità maggiore di reggere l’urto mediatico e questo lo stiamo osservando nel Day after di questa vittoria del No. Conte è ovunque, Elly latitante. Conte macina interviste televisive e utilizza un registro – abilmente – istituzionale, “non mi intesto un risultato che non è mio”. “Anche elettori di centrodestra hanno votato no”, e aggiunge “è una questione di rispetto”. Si spinge addirittura a parlare di “necessità della riforma della giustizia”, meno di ventiquattro ore dopo aver contribuito a far fallire l’unica possibilità concreta di farla, e manda un messaggio chiaro al Pd e alla Schlein.

Conte ha la sua abilità e del resto non potrebbe essere altrimenti per un uomo che ha guidato prima il governo giallo-verde e poi quello giallo-rosso, il campione del sovranismo (con annesso discorso all’Onu) e del progressismo poi. Il suo è un populismo da salotto, non usa la clava ma il cucchiaio da minestra. Non è un rivoluzionario radical chic alla Elly, per lui Obama o Trump fa lo stesso, lui è come il vecchio Teramene (chiedere al Prof. Canfora) colui che ad Atene, nella mitica – in tutti i sensi – e democratica città simbolo veniva definito il “coturno”. Cosi Conte giocherà le sue carte e proverà in ogni modo a scardinare l’ordine voluto dal Pd e da Renzi e ribadito da Silvia Salis nel pomeriggio di ieri, quello secondo cui le primarie sono divisive e pericolose.

Del resto uno scontro a viso aperto metterebbe sotto gli occhi di tutti l’intensità della divisione che persiste nel centrosinistra e la totale assenza di una vera unità d’intenti per giungere ad una sintesi. Tutte cose che a Conte non interessano, lui è l’unico ad avere le idee chiare.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.