Un giudice della settima sezione civile del tribunale di Napoli ha dichiarato illegittima la nomina di Conte a presidente dell’M5S e ha decretato l’illegittimità anche del nuovo statuto dei poveri grillini. Conte è stato sospeso dall’incarico e anche la pletora di vice presidenti che si era messo attorno vanno a casa. Ora una cosa è chiara: se voi di solito leggete il Riformista sapete che noi abbiamo sempre sostenuto scherzosamente un paradosso forse mica tanto fantasioso: che Conte non esista. Beh, vedete che non ci eravamo andati lontano…

La notizia dell’“abolizione” di Conte spinge a due riflessioni. La prima è a suo favore: ma voi mi sapete spiegare perché la magistratura deve impicciarsi di cose che non la riguardano? Possibile che debba essere un giudice a stabilire chi debba essere il capo dei 5 Stelle (così come un giudice è stato chiamato a stabilire se una certa fondazione politica è effettivamente una fondazione o invece è il partito di Renzi)? Vi immaginate se nella prima Repubblica, quando vigeva ancora il Diritto, un giudice si fosse azzardato a decidere chi fossero i vicesegretari di Berlinguer o il segretario del Psi, o il ministro designato della Dc? Vabbé, chiaro che su questa degenerazione totalitaria esistono responsabilità gigantesche proprio dei 5 Stelle, ma questo non giustifica la follia di deporlo per decreto del giudice.

La seconda considerazione riguarda i 5 Stelle. Partito che già da tempo era allo sbando e ora lo è sempre di più dopo che proprio Conte ha tentato una spericolata operazione di alleanza con Salvini e Meloni per imporre al Quirinale il capo dei servizi segreti. Seguendo chissà quale disegno non proprio limpido, sventato, per fortuna, dall’intervento di Berlusconi, di Renzi e alla fine anche del Pd. Una cosa è certa. Un ridimensionamento dei 5 stelle non nuocerà all’Italia. Questo non vuol dire che i giudici possono fare quello che vogliono. Qualcuno, in Parlamento, reagirà?

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.