Da presidente “sospeso” del Movimento Cinque Stelle, dopo la decisione della settima sezione civile del Tribunale di Napoli che ha accolto il ricorso presentato dagli attivisti del partito (sulle modifiche dello Statuto e la nomina, oggi illegittima, dell’ex premier), Giuseppe Conte prova a mediare all’interno di un partito oramai spaccato e, ancora una volta, cambia le carte in tavola. Dalla espulsione di Di Maio, che non avverrà, al vincolo dei due mandati, sui quali sarà possibile intervenire con qualche deroga.

I 5 Stelle sono sempre di più nel caos e il loro leader, al momento non riconosciuto dopo la decisione dei giudici napoletani, cerca di salvare il salvabile ma continua a fare un passo in avanti e due indietro. Al termine dell’ennesima giornata da dimenticare, l’ex premier, ospite a Otto e Mezzo su La7, prova a ricucire, mediare, trattare. “La discussione sul limite di mandati produce maldipancia comprensibili. E’ un principio forte e un’intuizione giusta e Beppe Grillo lo ha ribadito in un post. Ma resta un principio ispiratore – osserva – che la politica non è una professione ma una vocazione. Secondo me questa regola ha un fondamento che va mantenuto, ne vorrei discutere con Grillo, ma ragionerei sul trovare qualche volta delle deroghe… Una deroga a Di Maio? Adesso non personalizziamo, a tempo debito faremo le valutazioni del caso”.

Sulla posizione del ministro degli Esteri, che dopo la scellerata settimana delle elezioni del Capo dello Stato ha di fatto disconosciuto la leadership di Conte annunciando una riflessione interna al partito, l’ex presidente del Consiglio è morbido: “Non è nell’orizzonte delle cose che Di Maio venga espulso ma é ovvio che lui – che è l’ex leader – ha delle responsabilità in più. Una leadership vera non ha mai paura del confronto sulle idee ma di fronte ad un attacco così plastico, in televisione, non si può fare finta di nulla”. Insomma va bene una tiratina d’orecchie ma nonostante l’attacco e la fuoriuscita di Di Maio dal comitato di garanzia nei giorni scorsi, l’ex leader politico (bocciato dopo una serie di flop, ndr) è diverso dai suoi predecessori: ragion per cui, secondo Conte, non rischia l’espulsione e, forse, potrebbe addirittura rientrare in quelle ‘deroghe’ per aggirare il vincolo dei due mandati.

Altro che leader, Conte prova a mediare perché probabilmente preoccupato di un ulteriore ridimensionamento del suo partito dopo le recenti figuracce. “Prima Di Maio andava in piazza per sostenere le nostre battaglie civili, oggi per esibire una corrente e attaccare la leadership” ha ammonito Conte salvo poi addolcire il tutto: “Nella lettera di dimissioni ha scritto diversi buoni propositi per alimentare il dibattito e le idee. L’ho sentito per telefono e mi ha detto che è desideroso di esprimere idee e progetti. E’ vero, un passaggio difficile c’è stato ma l’interesse del Movimento viene sempre prima delle persone”.

Sullo scenario politico post Mattarella-bis, l’ex premier allontana Salvini dopo la figuraccia relativa al caso Belloni (con lo stesso Grillo lanciato allo sbaraglio con quel tweet ai quattro venti) e annuncia fiducia in Letta: “Rispetto i tormenti del giovane Renzi, non so quale prospettiva politica si darà, se starà a destra o starà a sinistra… L’Asse gialloverde? Una sciocchezza, in vari momenti abbiamo pubblicamente detto di volerci confrontare con l’opposizione, quindi è ovvio che poi ci fossero questi incontri, in accordo con Letta e Speranza”. Sul segretario del Pd chiosa: “Certo che mi fido di Enrico Letta ma il dialogo con i Dem è un dialogo nel segno della chiarezza e della reciproca autonomia”. 

Per Conte “non è vero che sull’azione di questo governo o che sul Quirinale non abbiamo toccato palla, dal bonus casa al rinnovo del Presidente Mattarella siamo stati determinanti. Dal primo giorno, insieme a Letta e Speranza abbiamo fatto crescere la sua candidatura”. “Ho lavorato con i parlamentari, con i capigruppo, in cabina di regia – dove c’era anche Di Maio – e abbiamo portato 230 parlamentari a votare uniformemente ma nessun giornale ce lo ha riconosciuto”. Avete capito bene? Dopo una settimana di candidature bruciate e veti incrociati, alla fine Conte si compiace di aver portato 230 parlamentari grillini a votare uniformemente al settimo scrutinio per il Mattarella bis.

Poi rincara la dose contro i media: “Non è vero che usciamo sconfitti noi ma escono sconfitti i giornaloni, i principali quotidiani che sostenevano che fosse meglio avere Draghi al Quirinale”.

Infine sulla decisione del Tribunale di Napoli si mostra sereno: “C’e’ un piano politico-sostanziale e uno giuridico-formale, che segna questa sospensione. Sospensione a cui si risponde con un bagno di democrazia. Erano già in programma delle modifiche dello statuto, si aggiungerà una ratifica da parte di tutti gli iscritti, anche quelli da meno di sei mesi, senza aspettare i tempi di un giudizio processuale. Curioso che si era sempre votato così, con il vecchio statuto, e ora viene impedita questa cosa”.

 

Redazione