Draghi partiva tra i favoriti, poteva diventare il Presidente della Repubblica, o il grande perdente, il Presidente del Consiglio sconfessato dalla maggioranza e non solo, è stato il convitato di pietra a ogni incontro per l’elezione del 13esimo Capo dello Stato, la traccia che sbucava con una telefonata o un incontro da un momento all’altro. Alla fine è andata che è diventato invece il kingmaker della partita al Quirinale. Il Mr Wolf della politica.

Quando il gioco si è fatto duro, più una strage che un caos, carneficina di nomi e candidati buttati in pasto ai media e al Parlamento, con i leader di partito incapaci di trovare una soluzione, è stato il premier a essere decisivo per arrivare a un mandato bis di Sergio Mattarella. I retroscena riportano che Draghi ci lavorava da due giorni: mentre i partiti bruciavano candidati in aula o senza andare neanche al voto. La rielezione come collante della maggioranza, salvagente del governo e della legislatura, assicurazione per l’incasso dei circa 50 miliardi di euro di fondi europei in arrivo tra giugno e dicembre. La rielezione anche come sconfitta categorica dei partiti che non hanno saputo fare altro che riportare il Presidente della Repubblica in carica. Se non è commissariamento, della politica e dei partiti, poco ci manca.

“Si va avanti, squadra che vince non si cambia. Abbiamo tante cose da fare, saranno sei mesi importanti …”, le parole di ieri, venerdì pomeriggio, del premier riportate da Il Corriere della Sera. Fine delle “operazioni scoiattolo”, è partita l’operazione “dritto per dritto” dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea. L’unica via d’uscita affinché il terremoto del fallimento dei partiti evitasse uno smottamento anche nella maggioranza. A spingerlo a scendere in campo, già nei giorni scorsi, diversi dirigenti della maggioranza – a provare a indirizzarlo verso il Quirinale erano stati soprattutto i governatori, Renzi, Di Maio, il sindaco di Venezia Brugnaro. Draghi ha quindi sentito tutti i leader di partito e sono tornati tutti alla casella di partenza.


Caduto anche il veto del segretario della Lega Matteo Salvini, frenato dalla contrarietà assoluta di Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, è finito il segreto di Pulcinella. Matteo Renzi di Italia Viva fiutava da giorni la traccia. Enrico Letta del Partito Democratico si era sempre detto favorevole. Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle sarebbe stato contrario ma costretto dal precipitare degli eventi. Silvio Berlusconi avrebbe acconsentito pur di sbarrare la strada a Draghi per il Colle – come Salvini e Conte. Questa mattina la notizia definitiva: un colloquio decisivo di venti minuti del premier con il Capo dello Stato, a margine del giuramento di Filippo Patroni Griffi a giudice della Corte Costituzionale.

L’Ansa aveva battuto le parole di Draghi: “per il bene e la stabilità del Paese” era opportuno che Mattarella restasse al Quirinale. Di certo non un finale a sorpresa. L’assenso del Presidente – salvo clamorosi colpi di scena – è arrivato nel pomeriggio. Da lui i capigruppo delle forze della maggioranza e i delegati delle Regioni. “Aveva altri piani per il suo futuro” ma “lo abbiamo pregato, vista la situazione, di restare per un altro mandato”. Le condizioni le porrà Mattarella: sarà il secondo Presidente a essere rieletto. Giorgio Napolitano, nel 2013, restò per due anni in più, lasciando il Quirinale proprio all’ex DC siciliano. Il giuramento si terrà mercoledì pomeriggio tra le 15:00 e le 16:00.

Eppure Salvini insiste: dopo aver bruciato rose a tre e a cinque, il Presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini, la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, una “presidente donna in gamba” non arrivata neanche al voto in aula, si è detto soddisfatto che “la mia proposta di rieleggere Mattarella sia diventata poi una proposta di tanti”. Anche Conte parla di “missione compiuta” per assicurare stabilità all’azione dell’esecutivo. Per quanto potranno raccontarla, adesso dovranno affrontare gli esami interni ai loro partiti. Debacle.

Entrambi si sono opposti strenuamente a Draghi al Quirinale. Il premier resta al timone, al comando di una maggioranza che già pare scricchiolare con i malumori di Giorgetti: per il ministro dello Sviluppo Economico serve un aggiustamento per questa nuova fase. Draghi un anno fa veniva chiamato più o meno di notte, più o meno all’ultima spiaggia, da Mattarella per fare il governo, il “governo di unità nazionale”. Quest’anno è stato lui a chiamare Mattarella per risolvere lo stallo alla messicana. Le parti si sono invertite. Draghi come Mr Wolf – e non è una buona notizia per la politica italiana.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.