Con la settima votazione che si concretizzerà ancora una volta con un nulla di fatto, la sesta giornata di voto per l’elezione del 13esimo presidente della Repubblica potrebbe trovare una svolta nel pomeriggio (alle 16.30 è previsto l’ottavo scrutinio). Sarebbero sette al momento i nomi in corsa ma le parole del segretario Pd Enrico Letta sembrano profetiche: “Bisogna fare il possibile perché la quadratura del cerchio avvenga, dopodiché c’è la saggezza del Parlamento e assecondare la saggezza del Parlamento è democrazia”.

Il riferimento è all’apertura di un Mattarella bis, votato nel corso del sesto scrutinio di ieri con 336 preferenze. Un auspicio quello di Letta che arriva al termine di una settimane dopo si è verificato di tutto e dove sono state diverse le candidature bruciate dal centrodestra che, in questa 13esima elezione del Capo dello Stato, può contare su un numero di Grandi Elettori leggermente più alto del centrosinistra.

Sul Mattarella bis appare convergere anche Salvini. “Non può essere una scelta di ripiego” ha spiegato ai cronisti in Transatlantico. Non si può “andare avanti con i veti della sinistra, piuttosto che andare avanti altri 5 giorni con i veti” meglio andare su “Mattarella, ma bisogna farlo con convinzione”.

La mattinata a Montecitorio è iniziata con lo slittamento del vertice di maggioranza, che si aggiornerà nelle prossime ore, a causa del ritardo del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. “La priorità è eleggere insieme rapidamente un Presidente all’altezza. Io un nome in testa, anzi tre, li avrei” ha spiegato Salvini all’arrivo alla Camera.

La rosa dei candidati sul quale si sta ragionando nelle ultime ore è chiara ed è stata riepilogata poco prima delle 9 dal segretario dem: “Si è ragionato di vari nomi, tanti, dal nome di Draghi, a Mattarella, la Cartabia, la Severino, la Belloni e gli altri come Amato e Casini. Attorno a tutti questi nomi si è cominciato a discutere. Poi ciascuno ha fatto delle verifiche a casa sua”.

Letta che punta proprio sulla spaccatura avvenuta all’intero del centrodestra dopo il flop della candidatura di Maria Elisabetta Casellati. “Politicamente è un punto essenziale. Ieri grande successo nostro la mattina. Vi ringrazio perché siete stati eccezionali nel fidarvi della tattica. E’ stata una vittoria che ci ha consentito di tornare alla casella di partenza” ha sottolineato nel corso dell’assemblea del Pd.

Lega e Fratelli d’Italia devono registrare la fuoriuscita di Forza Italia, confluita nell’unione dei centristi, che spingono per un candidato politico, ovvero Pier Ferdinando Casini. Unione che vale più di 180 grandi elettori, fanno sapere. Nella notte il vertice tra Forza Italia (Antonio Tajani), Udc (Lorenzo Cesa), Noi per l’Italia (Maurizio Lupi) e Coraggio Italia (Giovanni Toti).

“Il mio nome può essere sul tavolo solo se rappresenta un momento di unità e di convergenza. L’Italia viene prima delle nostre ambizioni personali”. E’ quanto ha risposto Pier Ferdinando Casini ad un cronista dell’Ansa che lo ha intercettato sotto casa.

Redazione