Salvo clamorosi colpi di scena, Sergio Mattarella si appresta ad essere riconfermato presidente della Repubblica al termine di una settimana dove sono emerse, se ancora ve ne fosse bisogno, tutte le inadeguatezze degli attuali leader politici.

Non è ancora chiaro se l’attuale inquilino del Quirinale, oggi 80enne, accetterà l’intero mandato, altri sette anni, o proverà a mediare come fece Giorgio Napolitano (che dopo il primo mandato guidò il Colle per altri due anni). Molto dipenderà anche dalla, eventuale, nuova legge elettorale.

Ma con Mattarella nuovamente Capo dello Stato, inizierà la resa dei conti all’interno dei partiti e, soprattutto, delle coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Ad uscirne malissimo Matteo Salvini, leader della Lega, e Giuseppe Conte, a capo del Movimento 5 Stelle (oltre a Grillo che ieri festeggiava già una presidente donna). Entrambi contrari al passaggio di Draghi al Colle, le hanno provate tutte ma alla fine sono finiti spalle al muro. Rispetto al Pd, hanno preferito (ma era scontato) una maggiore ribalta mediatica, autodistruggendosi.

Il primo, che rivestiva il ruolo di Kingmaker in questa elezione (forte dei numeri del centrodestra e del suo partito), dovrà affrontare questa volta l’esame interno al Carroccio. L’ala più moderata, guidata dal ministro Giancarlo Giorgetti (che non esclude le dimissioni dall’attuale esecutivo Draghi) e dai governatori Zaia e Fedriga, difficilmente farà passare inosservata l’ennesima figuraccia del Capitano. L’uscita di scena di Giorgetti potrebbe anche essere letta, a questo punto, come un modo di volersi prendere il partito e rilanciarlo dopo il recente caos salviniano.

Dopo il clamoroso autogol dell’estate del Papeete, quando Salvini, in preda al delirio d’onnipotenza post elezioni europee, fece cadere il primo governo Conte convinto di andare subito alle urne (invece fu spedito all’opposizione), e i tentativi di mediazione in quest’ultimo anno con Draghi a palazzo Chigi, gli alti dirigenti della Lega questa volta potrebbero presentare il conto al vero sconfitto politico di queste elezioni.

Salvini ha lanciato nomi a raffica, bruciandoli tutti. Dalla rosa del centrodestra (Moratti, Cesa, Nordio) alla Casellati, fino alla Belloni. Tutte candidature cadute nel vuoto tra annunci roboanti e tentativi di conquistare l’opinione pubblica. L’ultimo, venerdì sera, con l’affermazione, che difficilmente verrà dimenticata, di una “donna in gamba” alla guida del Colle. A riprenderla il collega populista Conte. Poi tempo un’ora e già dalle altre forze politiche, bipartisan, è arrivata la nuova bocciatura (Belloni e Cartabia le candidate plausibili).

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Insomma Matteo non ne ha indovinata una ed è caduto ancora una volta nella rete dei suoi rivali politici: da Renzi all’alleata Meloni passando per il Pd di Enrico Letta.

Salvini ha una grande possibilità che è quella di contribuire a eleggere un presidente della Repubblica che dura sette anni, non sette giorni. Questa discussione fra sette giorni non c’è più, ma il presidente della Repubblica rimane”. Queste le parole del leader di Italia Viva lunedì scorso, nel primo giorno di votazione. A rileggerle oggi sembrano quasi profetiche se si analizza il comportamento da (finto) protagonista avuto dal segretario leghista.

Se la ride Giorgia Meloni e il suo partito, Fratelli d’Italia, che dopo un anno trascorso all’opposizione, potrebbero raccogliere finalmente i frutti di una linea coerente rispetto ai cugini della Lega. “Salvini propone di andare tutti a pregare Mattarella di fare un altro mandato da Presidente della Repubblica. Non voglio crederci”, ha commentato sui social dopo l’incredibile dietrofront.

Altro politico che ne esce male è Giuseppe Conte. Il suo Movimento 5 Stelle non ha avanzato una proposta. Una. E l’atteggiamento dell’ex premier che dialogava con il collega populista Salvini da una parte, e con il Pd dall’altra (favorevole all’avvento di Draghi al Quirinale), si è rivelato deleterio. A trarne beneficio il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che, lavorando sotto traccia si con Giorgetti che con i Dem, ha provato prima a sondare la fattibilità del passaggio di Draghi al Colle, poi d’intesa con gli stessi interlocutori ha lavorato in silenzio per la riconferma di Mattarella.

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Sorride, infine, Silvio Berlusconi. Dopo il passo indietro per la corsa a 13esimo presidente della Repubblica, ha ottenuto quello che voleva: ovvero nessuno nuovo inquilino, resta Mattarella. E lo ha fatto prima ridicolizzando Salvini e le candidatura della presidente del Senato Casellati (che è di Forza Italia) e della stessa Belloni, capo dei servizi segreti italiani.

“Anche in assenza di sondaggi scientifici fatti in questi giorni, è certo che nel loro insieme, questo si può stimare, la popolarità dei leader dei partiti è diminuita. Credo che Berlusconi, che era già molto popolare quando è stato candidato al Quirinale avendo una popolarità del 40 per cento, in fondo si sia comportato in un modo che è piaciuto e credo che abbia mantenuto se non aumentato la sua popolarità”. E’ quanto spiega all’Adnkronos il sondaggista Renato Mannheimer. “Sia Salvini sia Letta, invece – aggiunge – mi sembrano in difficoltà. Quanto alla Meloni, che ha una popolarità alta, ma meno di Berlusconi, credo abbia mantenuto la sua popolarità perché si è comportata in modo coerente. Sicuramente Mattarella, che ha sempre goduto di una grande popolarità, l’ha mantenuta se non aumentata. Conte ha avuto in passato una popolarità elevatissima, seconda solo a quella di Draghi. E possibile che in questi giorni sia diminuita”.

Per il sondaggista, “anche se la sua popolarità non è mai stata misurata, direi che la Casellati non ha fatto una gran figura, ma forse il leader che più di tutti subisce un calo è Salvini”.

Redazione