Non siamo certo al “mea culpa”, quello Goffredo Bettini non lo farà mai. Mai ammetterà che puntare sul Movimento Cinque stelle è stato un errore strategico perché ha scommesso su una forza politica che, al momento del dialogo, era già in picchiata. Lontana da quei fasti e allori che la tenevano in vetta alle classifiche ma anche lontana dai tempi in cui i dem erano “il partito di Bibbiano”, versione rivista e corretta dei comunisti mangiano i bambini.

Non ci voleva molto a capirlo che i Cinque stelle che iniziano a parlare con il Nazareno sono già divisi, prossimi al big bang. No, questo errore Bettini non lo ammetterà mai. Ma corregge il tiro e inizia a guardare al centro, addirittura a quella Forza Italia new style a cui lo stesso Silvio Berlusconi ha impresso una svolta moderata, chiudendo definitivamente con sovranisti e populisti di un centrodestra che da sabato non esiste più. E che, parole di ieri del Cav, deve essere profondamente rinnovato, rafforzando l’area di centro. «Il centrodestra che abbiamo come orizzonte strategico – ha spiegato ieri Berlusconi – è saldamente ancorato ai valori del Ppe: europeista, atlantista, garantista, cattolico e liberale». Fuori quindi Fratelli d’Italia e virata verso il centro. Ed è qui che interviene Bettini.

Intervistato da Repubblica, il deus ex machina democratico getta le basi per il dialogo con la Cosa di centro che si sta formando dopo l’esplosione delle coalizioni. Prima però, anche con evidente difficoltà, salva l’avvocato del popolo, con cui durante i funerali di David Sassoli andava a braccetto. Secondo lui non avrebbe tradito i dem per dialogare con Salvini, tentato per una seconda volta dall’accordo gialloverde. Per Bettini si è trattato di una «legittima iniziativa». «L’importante è che il partito di Conte rimanga ben piantato nel campo democratico». Niente di nuovo, anche se sono parole ben lontane dall’entusiasmo di qualche mese fa. La parte più interessante è la parte in cui apre a Forza Italia. «FI – spiega – marca una sua autonomia. La direzione non è chiara. E forzature esterne sono persino dannose. Ma da quanto tempo sostengo che il campo democratico ha bisogno per vincere di una “gamba” di centro moderata, europeista, innovatrice? Si è aperto un pertugio».

Il Grande centro, su cui ci sono vari segnali, metterebbe insieme Forza Italia, Italia viva, Coraggio Italia e anche l’area politica che fa capo a Luigi Di Maio. Sembra sempre più probabile infatti che il ministro degli Esteri possa uscire dal Movimento cinque stelle, dove i rapporti con Conte sono ai ferri corti, e spostarsi verso una forza moderata che abbia il progetto di sostenere un Draghi 2. Secondo Bettini potrebbe essere una realtà che raggiunge il 10 per cento dell’elettorato e che potrebbe puntare al governo del Paese insieme al Pd, che nonostante tutti gli errori di Letta durante la vicenda Quirinale, resta la forza politica più solida, insieme alla sovranista Fratelli d’Italia che però a questo punto si trova priva di qualsiasi sponda che le consenta di andare al governo.

La scommessa di un nuovo equilibrio politico si gioca quindi al centro, dove si affastellano al momento un po’ troppi leader e progetti diversi: Berlusconi punta a un centro che conquisti anche la destra; poi c’è un progetto centrista che si staglia come terzo polo. Vedremo. È in questo contesto che si inserisce il dibattito sull’eventuale riforma della legge elettorale. «Occorre il proporzionale, con sbarramento al 5% – spiega Bettini – per consentire ai partiti di definirsi meglio e radicarsi. I governi vanno formati sulla base di programmi alla “tedesca”, precisi e realisti. Compromessi alti per il bene della Nazione». Finite le coalizioni, scoppiate con un processo dall’interno, la ricerca di un nuovo assetto sarà la sfida dei prossimi mesi.

La questione resta: sì o no alla modifica della legge elettorale? Nel sì troviamo schierata una parte consistente del Pd che ha lavorato a una proposta con Emanuele Fiano, ma tra i contrari troviamo tre big che vogliono mantenere il sistema maggioritario: tra questi Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Sandra Zampa, prodiana doc, attacca: con il proporzionale si torna indietro di vent’anni, mentre la fedelissima del Cavaliere Licia Ronzulli sottolinea che «il fondatore del bipolarismo non può che restare saldamente per il maggioritario». Il che spiegherebbe anche le sue parole sul centrodestra rinnovato e non su un’operazione puramente centrista. Ma siamo ancora alle schermaglie.

Vicedirettrice del Riformista, femminista, critica cinematografica