La manovra finanziaria rischia di introdurre un nuovo provvedimento illiberale nella nostra legislazione. Dopo il carcere per gli evasori, e il via libera a intercettazioni a tappeto su tutti i cittadini sospettati di irregolarità fiscali, ora arriva il pignoramento facile. Sarebbe previsto dall’articolo 96 della manovra. In che modo? Ai Comuni che manderanno un avviso di pagamento (o di tasse locali o anche di contravvenzioni) a un cittadino, sarà consentito dopo 60 giorni, se il pagamento non è arrivato, di procedere direttamente non solo con il fermo amministrativo di auto o motociclette, ma anche con il pignoramento del conto in banca e della carta di credito, e quindi con il blocco di ogni attività finanziaria del debitore.

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La polemica è scoppiata ieri pomeriggio e il premier Conte ha cercato di placarla sostenendo che la notizia non è vera o che comunque a lui non risulta. Gli ha risposto il senatore di Forza Italia Andrea Cangini, in modo polemico, chiedendosi se «il premier ignora o finge di ignorare una norma della manovra». In serata è intervenuto anche Salvini, che partecipava alla presentazione del libro di Bruno Vespa. Ha detto che se allo Stato viene consentito di mettere le mani sui conti correnti dei cittadini, vuol dire che siamo arrivati all’Unione Sovietica. In realtà il pignoramento dei conti correnti è già consentito. La novità sta nello snellimento delle procedure e nei nuovi poteri ai Comuni. Resta il fatto che sta passando l’idea che la lotta all’evasione fiscale si fa solo con la repressione e il carcere.