Il ministro per la salute Roberto Speranza lo ha definito uno “studio in itinere”, ma si tratta di un documento in 40 pagine che delinea tre scenari di rischio con tanto di grafici e tabelle per capire come fare a fronteggiare l’epidemia di coronavirus in Italia. Il “Piano sanitario nazionale per la risposta a un’eventuale pandemia da Covid-19”, scritto tra il 19 febbraio e il 22 è un vademecum di come fare a “Garantire un’adeguata gestione dell’infezione in ambito territoriale e ospedaliero senza compromettere la continuità assistenziale, razionalizzando l’accesso alle cure, per garantire l’uso ottimale delle risorse. L’erogazione di cure appropriate ridurrà la morbilità e la mortalità attenuando gli effetti della pandemia”.

Nel dossier si legge che come prima cosa l’Italia doveva dotarsi di mascherine, tute e guanti e ampliare i posti nelle terapie intensive. Tutte cose che all’inizio della pandemia misero in crisi tutto il sistema sanitario. Gli scenari delineati dal piano sono tre, studiati sulla base di quanto accadeva in Cina. Il “livello di rischio 1, sostenuta ma sporadica trasmissione e diffusione locale dell’infezione”, “Livello di rischio 2: diffusa e sostenuta trasmissione locale con aumentata pressione sul Ssn che risponde attivando misure straordinarie preordinate” e infine “Livello di rischio 3: diffusa e sostenuta trasmissione locale con aumentata pressione sul Ssn che risponde attivando misure straordinarie che coinvolgono anche enti e strutture non sanitarie”.

Gli esperti indicano anche linee guida essenziali: “le misure di contenimento tempestive e radicali sono efficaci nel ridurre l’R0 sotto il livello soglia e nel tenere sotto controllo l’epidemia”. In neretto è sottolineato come “dalla conferma del primo caso di trasmissione locale diventa fondamentale attivare tempestivamente misure di contenimento”. Poi c’è la parte che riguarda il coordinamento delle Regioni. Parla di un “modello decisionale centrale ben definito e un mandato forte e direttivo” a cui si invitano i governatori regionali a far riferimento. “In stato di emergenza nazionale, le Regioni e le Province autonome devono superare le regole, i principi e le attuali differenze programmatiche che derivano dall’adozione di modelli organizzativi fortemente differenti soprattutto per le attività di emergenza”.