La pandemia da coronavirus sta accelerando in tutto il mondo. È quanto ha riferito il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus in un briefing da Ginevra, sede dell’agenzia. “Ci sono voluti 67 giorni per arrivare ai primi centomila contagi, 11 giorni per 200mila e 4 giorni per trecentomila”, ha detto Ghebreyesus. I dati della Johns Hopkins University riportano infatti oltre 380mila casi di contagio in tutto il mondo, 16.574 i decessi.

Il direttore dell’Oms ha sottolineato però come l’azione dei governi può ancora contribuire a “cambiare la traiettoria” della situazione. Per far fronte all’epidemia, ha continuato Ghebreyesus, bisogna attaccare il virus con molti test, isolando e curando ogni caso confermato e mettendo in pratica la quarantena.

Centrale il passaggio su una delle questioni più delicate dell’emergenza, la tutela degli operatori sanitari. “Il personale sanitario – ha detto Ghebreyesus – è in grado di svolgere efficacemente il proprio lavoro solo se dispone di tutte le misure di sicurezza adeguate. Continuiamo a ricevere notizie allarmanti da tutto il mondo di un gran numero di contagi tra gli operatori. Pur facendo tutto il resto nel modo giusto, se non diamo priorità alla protezione degli operatori sanitari, molte persone moriranno perché l’operatore che avrebbe potuto salvare loro la vita è malato”.

La Fondazione Gimbe, che promuove ricerca e formazione in ambito sanitario, attraverso uno studio ha fatto sapere che ormai un malato su dieci in Italia è un operatore sanitario. Un dato drammatico, che al momento non ha eguali all’estero. I dati, diffusi dall’Istituto Superiore della Sanità, dicono infatti che sono 5.211 gli infetti in camice; il 9% dei contagiati totali. Le vittime tra il personale sanitario sono venti. Secondo lo studio della Fondazione il dato è tra l’altro sottostimato e il problema sarebbe nell’impreparazione organizzativa e di sistema ad affrontare l’emergenza e nelle scarse misure di sicurezza e nel materiale di protezione inadeguato con il quale starebbero lavorando gli operatori, in particolare le mascherine chirurgiche che non rappresentano una difesa adeguata.