Il tribunale di Torino ha assolto i 15 imputati a processo per la bancarotta di Seat Pagine Gialle. Gli imputati, l’ex presidente Enrico Giliberti e l’ex amministratore delegato Luca Majocchi, assieme agli ex consiglieri di amministrazione Alberto Tazartes, Nicola Volpi, Guido Paolo Gamucci, Lino Benassi, Dario Cossutta, Stefano Mazzotti, Marco Reboa e Bruce Hardy Mclain, e i sindaci all’epoca dei fatti Enrico Cervellera, Vincenzo Ciruzzi e Andrea Vasapolli, sono stati tutti assolti “perché il fatto non sussiste”.

Il pm Valerio Longi aveva chiesto per gli imputati, accusati di bancarotta fraudolenta, condanne per un totale di 75 anni, cinque anni per ognuno degli imputati. L’inchiesta riguardava in particolare la distribuzione del dividendo da tre miliardi e 578 milioni di euro decisa dall’assemblea del 15 aprile 2004 agli azionisti. Stando all’accusa della procura torinese la ripartizione degli utili contribuì al fallimento dell’azienda perché generò una “esposizione finanziaria insostenibile”. Il magistrato aveva proposto cinque anni per ciascun imputato senza fare distinzioni fra ruoli e cariche ricoperte nella società.

Il giudice ha invece accolto la tesi della difesa, secondo cui il dividendo era “perfettamente giustificato perché la futura crisi di Seat Pagine Gialle non era prevedibile”. In particolare l’avvocato, in difesa dei componenti del Cda di Seat Pagine Gialle, ha ricordato come il margine operativo lordo dell’azienda (l’Ebitda, ndr) era stato continua crescita fino al 2007, anno che fu “addirittura il migliore in assoluto di Seat”, e nel 2008 rimase stabile, con la crisi emersa solo successivamente. Seat Pagine Gialle verrà poi ammessa al concordato preventivo nel 2013.