Un fiume di solidarietà continua a scorrere davanti alla staccionata che circonda il parco della Madonnetta, ad Acilia, per ricordare Riccardo che a soli 16 anni ha perso la vita per un infarto. Si allunga e si infittisce il muro di maglie giallorosse portate da tifosi e gente comune dedicate al giovane scomparso il 26 febbraio scorso. Il Riformista si era occupato della vicenda quando la madre denunciò la sparizione della maglia da gioco della sua squadra del cuore, la A.S. Roma, che aveva appeso in memoria di suo figlio. Riccardo non se ne separava mai ci dormiva, mangiava, giocava e sognava di sentirsi il suo idolo Francesco Totti. Così nel luogo dove il suo cuore ha deciso di smettere prematuramente di battere era sorto un altare con palloncini, fotografie, peluche, biglietti e anche quella maglietta della Roma che qualcuno ha voluto rubare calpestando la sofferenza della famiglia. Daniela, la mamma del giovane, quando si è accorta del furto è scoppiata in lacrime e ha lanciato un appello via social. Era il 24 maggio.

LA SORPRESA DI BRUNO CONTI

Poi la sorpresa. Un regalo inaspettato da una delle bandiere più conosciute, amate e rispettate dei giallorossi, Bruno Conti. L’ex giocatore oggi dirigente è venuto a conoscenza della notizia ed ha sorpreso la famiglia, con la sua solita discrezione e senza sbandierare troppo il suo gesto, con una maglia personalizzata “Riccardo 10” e autografo dedicato. Un gesto che ha portato molti altri tifosi a donare un pezzetto del loro cuore giallorosso attraverso ricordi, oggetti e memorabilia della Roma. Così non solo il cancello e ma tutta la staccionata del parco sono diventati un muro giallorosso impossibile da ignorare per tutti coloro che passeggiano, fanno attività fisica nel parco o più semplicemente ci passano davanti in auto.

L’EVENTO TRAGICO

“Mio figlio non stava giocando al parco con gli amici. Stava scappando da un uomo che li inseguiva con un’accetta” ha detto mamma Daniela. Parole che hanno indirizzato le indagini in una direzione diversa da quella che inizialmente si era creduta, ovvero quella di una fatalità durante l’attività fisica. Dietro alla sua scomparsa quindi non ci sarebbe il semplice caso, Riccardo stava letteralmente fuggendo da uno sbandato che lo inseguiva armato di accetta. L’evento scopre il nervo dell’ennesimo luogo della capitale lasciato all’incuria e degrado. Un ex centro sportivo incastonato nel parco, una volta fiore all’occhiello del Comune imbrattato da scritte e abitato da un’umanità disperata e violenta. Secondo il racconto degli amici e della mamma di Riccardo l’uomo è sbucato all’improvviso dalla struttura fatiscente e li ha inseguiti brandendo un’accetta. Spaventati fuggono verso il cancello del parco, lo superano e a distanza di sicurezza si fermano sul marciapiede. Una corsa di neanche 500 metri che per un giovane di 16 anni avrebbe dovuto essere poco più di un riscaldamento. Ma Riccardo si accascia a terra e non si rialza più.

IL COMMENTO DI PATRIZIO J. MACCI

“Quando è sparita la maglietta di Riccardo dell’A. S. Roma dalla rete del Parco della Madonnetta erano trascorsi novanta giorni dal fattaccio. Novanta che nella smorfia napoletana simboleggia la paura. Come la paura che deve aver provato Riccardo per correre a perdifiato, braccato da un homeless che stazionava dentro al centro sportivo dell’ex Punto verde qualità ridotto ad albergo per disperati. Fino a fargli scoppiare il cuore dal terrore esattamente lì dove ora c’è un muro di magliette. Un pugno nell’occhio dell’amministrazione municipale e del Sindaco Raggi che si sono ben guardati dall’affacciarsi al Parco dopo la tragedia per un saluto, una preghiera civile o religiosa. Assenti ingiustificati che scappano dalle proprie responsabilità perché a parte qualche ronzatina per tagliare l’erba quest’area di oltre duecentomila metri quadrati oramai somiglia a un sito denuclearizzato dove la natura si sta rimangiando i manufatti. Nulla è stato fatto di tangibile per mettere in sicurezza l’area, gli edifici sono accessibili, nessun cartello indica la pericolosità dei luoghi, nulla impedisce l’accesso e nessuno sorveglia chi entra e chi esce. Nottetempo furgoni scaricano immondizia, calcinacci e mobilia dal cancello principale l’abbandono e il degrado regnano sovrani. Qualcuno sostiene di aver avvistato anche rifiuti tossici nel mare magno di quella che oramai è una vera e propria discarica a cielo aperto. La macchia delle magliette si vede da un chilometro e parecchi automobilisti rallentano e aprono il finestrino incuriositi, sembra di stare in un film dei fratelli Coen l’atmosfera è di straniamento. Alcuni hanno appeso magliette della Roma ma dopo qualche giorno hanno cominciato ad affiggere di tutto: magliette della Nazionale, t shirt riciclate con il nome di Riccardo scritte a pennarello, qualche maglietta da basket, la livrea di un vettore commerciale, sciarpe, cappelli, bandiere. Ora si legge sui social che i cittadini si stanno organizzando per pulire l’area antistante a quello che chiamano Il muro di Riccardo perché anche il marciapiede è invaso da frustoni e erbacce. La vicenda è complessa da sbrogliare ma i cittadini non mollano, sotto lo schioppo del sole continuano ad appendere almeno una maglietta ogni giorno che il cielo manda in terra. Il tempo dell’accertamento delle responsabilità giudiziarie è lungo, tortuoso ma il muro delle magliette sta lì come un serpente immobile. Alla domanda “Come è potuto succedere?” viene in mente la puntata del serial Chernobyl quando il protagonista interrogato in tribunale per l’accertamento delle responsabilità conclude: “Il reattore è esploso perché conteneva tutte le bugie del Regime”. Una risposta a effettaccio ma che ha un nocciolo di verità. La politica che scappa davanti ai cittadini e si rifugia nei social e nei proclami di quello che fa è destinata anch’essa a fondere come il reattore russo: nell’urna elettorale.