Con Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati e già ministro delle Infrastrutture e Traporti, analizziamo la crisi energetica innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, le vulnerabilità italiane e le soluzioni per il futuro.

Abbiamo capito di dover correre ai ripari, siamo energeticamente vulnerabili. Lei sostiene il nucleare, perché?
«Perché è un’energia pulita, perché i progressi della ricerca e della tecnologia permettono di costruire impianti di quarta generazione di dimensioni e costi ridotti e soprattutto con rischi pari quasi a zero a cui si aggiunge anche con la possibilità di riutilizzare le scorie. Perché le probabilità di giungere in tempi ragionevoli alla fusione nucleare sulla quale sta lavorando, ad esempio, l’Eni permetterà di produrre in modo sicuro grandi quantità di energia senza emettere gas a effetto serra; peccato che l’Eni debba avviare i processi di industrializzazione di questa tecnologia fuori dall’Italia. Perché sul nucleare avevamo know how e personale all’avanguardia nel mondo ma abbiamo perso inutilmente anni e ora siamo in rincorsa sugli altri paesi. Perché compriamo energia nucleare prodotta da centrali nucleari subito al di là dei nostri confini in Francia e Slovenia. Perché nel mondo ci sono 420 reattori nucleari attivi e 60 in costruzione. Perché danneggiano meno il paesaggio dei parchi eolici e delle distese di pannelli solari. Insomma, perché è ragionevole farlo».

Sarà più sicuro, questo nucleare di nuova generazione? E quanti anni ci vorranno tra decisione politica, realizzazione delle centrali e funzionamento effettivo?
«Per la fusione Eni parla dei primi anni 30 e si è posta come target il 2035, praticamente dopodomani. Quanto alla sicurezza io mi affido agli esperimenti dell’Enea, alla tassonomia approvata dall’Unione europea che include il nucleare come fonte energetica e alle parole degli esperti come il professor Ricotti del Politecnico di Milano che spiega come il concetto di sicurezza passiva dei reattori sia la vera novità in termini di sicurezza: “L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: invece di avere impianti di emergenza aggiuntivi che si attivano se qualcosa va storto, si fa uso di fenomeni naturali come la circolazione spontanea dei fluidi di raffreddamento, che quando sono più caldi si spostano verso l’alto e quando sono più freddi scendono verso il basso, chiudendo il ciclo. Con questi sistemi di sicurezza, probabilmente l’incidente di Fukushima sarebbe stato evitato”».

Il mix energetico a cui lei pensa punta ad avere anche più fonti rinnovabili?
«Certo, il problema è il mix energetico. Abbiamo visto i casi della Germania, dove è bastato un inverno meno ventoso del solito e hanno riaperto le centrali a carbone, e quello della Spagna dove la sovra rappresentazione delle rinnovabili ha portato al collasso del sistema».

Siamo all’ultimo anno della legislatura governata dal centrodestra dall’ottobre 2022. Non si sarebbe potuti arrivare a una soluzione prima?
«Col senno di poi si sarebbe potuto fare tutto, ma le ricordo che il meglio è nemico del bene. Piuttosto, invece di autoflagellarci per quello che non è stato fatto vediamo di non perdere ulteriore tempo. Se non iniziamo adesso il futuro non ci sarà mai».

Avatar photo

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.