Dopo il suo lungo e tormentato esilio quasi ventennale, su e giù per le corti italiane del Trecento, Dante sbarca a Napoli. Il film documentario “Dante – l’esilio di un Poeta” diretto da Fabrizio Bancale e prodotto dalla Società Dante Alighieri, già selezionato all’Italian Contemporary Film Festival di Toronto, verrà proiettato venerdì 8 aprile alle ore 20 nella Sala Dumas dell’Istituto Francese di Napoli (via Francesco Crispi, 86), ad ingresso gratuito (con prenotazione telefonica al 081 5980717).

Visionario, mistico, profetico, Dante ci ha lasciato in eredità un messaggio ancora vitale che possiamo riconoscere visitando i luoghi dove lui stesso ha vissuto o è passato, più di sette secoli fa. Con un appassionante viaggio per immagini, “Dante – l’esilio di un Poeta” segue i passi del ghibellin fuggiasco nella sua quasi ventennale fuga da Firenze, tra popolosi capoluoghi di provincia e piccoli borghi medievali quasi abbandonati, tra castelli e monasteri.

Il documentario, realizzato in occasione dei 700 anni della morte del Sommo Poeta, si pone come obiettivo di raccontare e scoprire un Dante diverso, meno accademico e più umano, sottolineandone la sua contemporaneità. «Il nostro è stato un viaggio reale e visionario che, partendo dai luoghi e attraversando alcune delle pagine più significative della produzione dantesca, vuole provare a stimolare nuove prospettive, suggestioni, incantamenti», spiega il regista Bancale.

Il percorso comincia nelle terre della Toscana e della Romagna: dalle valli della Garfagnana, alle rive dell’Arno, nelle quali Dante visse i primi turbolenti anni del suo esilio, tra battaglie, rabbia, illusioni e profonde delusioni. Poi nella zona della Lunigiana, dove fu accolto dalla nobile famiglia dei Malaspina per conoscere un breve momento di quiete che gli consentì di ritornare a dedicarsi alla poesia. Si raggiungerà il Casentino dove, tra i feudi dei conti Guidi, Dante concluse le prime due cantiche della Divina Commedia, l’Inferno e il Purgatorio. Ma il suo spirito è inquieto e lo porterà a spostarsi ancora, prima a Verona, alla corte di Cangrande della Scala, signore della città scaligera, al quale dedicherà l’ultima cantica della sua Commedia; e infine a Ravenna. Qui Dante termina la sua esistenza terrena, e sulla sua tomba si conclude anche il viaggio.

Guidano la visione e l’ascolto un anziano clochard (Gigi Savoia) e una bizzarra viaggiatrice con la passione del disegno (Paola Tortora), accompagnati da una coppia di musicisti di strada (Canio Loguercio e Giovanna Famulari) e da un inquietante monaco spagnolo (Alfonso Desentre). «Sono loro a restituirci momenti della poesia dantesca, a intonare terzine, a raccontare attraverso la punta di una matita atmosfere e personaggi della “Divina Commedia”. In un continuo rincorrersi tra realtà e finzione», conclude Bancale. Fanno parte della troupe e degli interpreti anche Penelope Zaccarini e Mario Di Fonzo, con il regista.

Attorno a questi personaggi, per circa 70 minuti si alternano testimonianze, aneddoti e leggende sull’esilio dantesco che rendono omaggio al Poeta volando sulle ali dell’immaginazione, del mistero e della poesia, attraverso i secoli e attraverso la storia d’Italia. Al termine della proiezione si terrà un dibattitto con regista e cast moderato dal giornalista e critico teatrale Giulio Baffi.

Fabrizio Bancale è autore e regista di spettacoli teatrali, trasmissioni televisive, documentari e cortometraggi. Tra i suoi lavori, “Il ring Scomparso” (miglior documentario al Napoli Film Festival – 2009); “Renato Carosone – il sorriso in musica”; “Samosely – i residenti illegali di Chernobyl” (miglior documentario al Social World Film Festival – 2017 e miglior film al Premio Fausto Rossano) e nel 2019 “Radici – l’oro nero della Calabria”.