Arrabbiato, deluso, ma non rassegnato. Eugenio Manzo continua la sua battaglia, che da 15 anni conduce per ottenere giustizia per la figlia Arianna, resa paraplegica e quasi cieca a causa un errore medico, quando era ancora neonata. Dopo un lungo iter processuale, appurato l’errore medico, alla famiglia è stato inizialmente riconosciuto un risarcimento di circa tre milioni di euro. La Corte d’Appello di Salerno, però, ha bloccato i pagamenti nel mese di luglio.A seguito di numerose proteste pubbliche, i genitori riuscirono ad ottenere due incontri con il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che in più occasioni, e a mezzo stampa, ha rinnovato in seguito l’impegno ad interessarsi tempestivamente della vicenda, al fine di ottenere une mediazione, nella forma di un risarcimento parziale o di aiuti concreti per il sostegno delle cure, costose e complicate, cui Arianna deve sottoporsi per sopravvivere.

LE PROMESSE DISATTESE – “Dopo la visita di settembre al Presidente De Luca ci furono promessi aiuti immediati, ma siamo ormai già a Novembre e sono spariti tutti”, commenta Eugenio, che non si arrende all’idea che la lentezza dei processi possa rendere estenuante una situazione già drammatica.”Purtroppo Arianna ha bisogno di cure quotidiane e non sappiamo più cosa fare. Ora ci chiedono un’altra udienza e nuove perizie mediche, quando tutta Italia conosce ormai le condizioni di mia figlia, la triste storia della bambina di legno”. Mario Cicchetti, legale della famiglia Manzo, sottolinea come “la decisione della corte di appello di sospendere i pagamenti stia determinando una situazione ancora più drammatica per la piccola, che in mancanza di denaro non ha garantite le cure necessarie indispendabili alla sua sopravvivenza”. Ma a tre mesi dalle promesse, dalla Regione non arriva ancora nessun segnale.

CHI E’ARIANNA – Arianna da 15 anni convive con una gravosa condizione psicofisica, arrecatole da un errore medico che l’ha resa tetraplegica, sorda e ipovedente. Ad appena 3 mesi, entrata al Cardarelli con i sintomi di una bronchiolite poi degenerata in polmonite, le venne somministrato prolungatamente un farmaco non adatto ai neonati, che le causò danni gravissimi e irreversibili. Da allora la “bambina di legno” sopravvive solo grazie all’amore della famiglia, di papà Eugenio, mamma Matilde e del fratello maggiore Mario. L’indignazione e la rabbia per la tragedia che ha rovinato la vita della loro figliola non ha intaccato la forza e la dignità con cui, da ormai 15 anni, combattono per ottenere giustizia come vittime di malasanità e per ottenere un legittimo risarcimento così da poter continuare a sostenere le cure di Arianna, senza mai farle mancare l’affetto e il sostegno necessari.