Perché nessuno fiata sul caso Salis e su Hannoun?
Dietro le false inchieste c’è l’ipocrisia degli anti-Meloni: la premier nel mirino per un selfie, è la solita tentazione forcaiola
Nel nostro Paese c’è un vecchio atavico vizio, ed è quello del doppiopesismo: non è una novità, ma quando si mescola con quel giornalismo che si vuol far intendere d’inchiesta, il tutto assume le fattezze della pura e semplice propaganda, e come tale dovrebbe essere trattata. Il caso del selfie di Giorgia Meloni ne è l’esempio più evidente. Quella che viene spacciata come un’esclusiva altro non è che l’ennesimo tentativo di alimentare ombre, di risvegliare un certo spirito giustizialista e forcaiolo.
Se fossimo un Paese normale, quella foto pubblicata e rilanciata da Report sarebbe stata accompagnata da un coro di rigetto collettivo, per la sola ragione che chiunque partecipi a un evento politico – dall’ultimo consigliere comunale del più piccolo Comune d’Italia a qualsiasi leader nazionale (figurarsi Meloni) – concede decine, centinaia di selfie, soprattutto in campagna elettorale, e nessuno chiede né i documenti né tantomeno l’esibizione dei carichi pendenti. Nulla di tutto ciò. Ma ribadiamolo: noi non siamo un Paese normale, e non potremo mai esserlo fin quando sarà alimentato questo clima becero, tendente a colpire gli avversari con l’onta dell’infamia. Spacciando il tutto dietro la sigla del “giornalismo d’inchiesta”. Dal 2022 – ma già dagli anni precedenti – ad oggi abbiamo assistito a decine di inchieste sulla destra sovranista globale, sui pericolosi legami con Orbán e Trump, sui think tank che operano per condizionare i governi, sulle macchine della propaganda costruite ad arte. Eppure alla fine non c’è nessuna “Spectre”, nessuna macchinazione. Nulla. Non hanno mai dimostrato nulla: hanno solo alimentato il sospetto, che non ha nulla a che vedere con la ricerca della verità e il giornalismo.
La stessa attenzione mediatica non è stata data al caso di Ilaria Salis, non solo per le vicende connesse al suo fantomatico collaboratore coabitante nella stessa stanza di hotel a Roma, ma alle dichiarazioni date a una nota trasmissione televisiva italiana dal direttore di Die Zeit che – parlando della segnalazione partita proprio dalla Germania – ha confermato che ci sono indagini riguardanti l’eurodeputata di Avs insieme ad altri soggetti coinvolti in Germania, oltre a quelle in Ungheria. E pensare che si è fatto di tutto per mettere a tacere la vicenda. Non si è mosso lo stesso coro di sdegno per i parlamentari ed esponenti politici che hanno partecipato ad attività con Hannoun (invitato alla Camera), longa manus del terrorismo palestinese, oggi in carcere. Non hanno mostrato lo stesso sdegno dopo che una trasmissione del servizio pubblico ha mostrato come George Soros abbia finanziato partiti e candidati di sinistra tramite la sua fondazione Open Society.
Quello che accade a sinistra è tutto normale? Non è normale mostrarsi in compagnia di terroristi islamici o finanziare attività politiche vicine a quei pro-Hamas che hanno alimentato l’antisemitismo. Eppure nessuna inchiesta, nessuna esclusiva di Report, nessuna richiesta di chiarimento a coloro che di quei denari hanno beneficiato. Per fare cosa? Per portare avanti quali politiche? Noi vorremmo saperlo. Del resto, ci sono selfie e selfie.
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