Si aggrava la posizione di don Francesco Spagnesi, il sacerdote di 41 anni finito agli arresti domiciliari la scorsa settimana con l’accusa di droga e appropriazione indebita perché avrebbe intascato le offerte dei fedeli e i soldi della Curia per oltre 200mila euro. Soldi che poi avrebbe utilizzato – secondo quanto emerso dalla indagini – per finanziare il traffico di droga.

L’ex parroco dell’Annunciazione della Castellina a Prato (incarico dal quale è stato sollevato a inizio settembre), adesso dovrà difendersi anche dall’accusa di tentate lesioni gravissime avanzata dalla procura locale dopo che è emersa la sieropositività all’Hiv. Secondo la ricostruzione degli investigatori, don Spagnesi avrebbe organizzando diversi festini, ai quali partecipavano professionisti di varie categorie e durante i quali veniva spacciata cocaina e Gbl, la cosiddetta droga dello stupro. Inoltre il parroco avrebbe tenuto all’oscuro buona parte degli invitati in relazione alla sua sieropositività, tra cui il compagno, anche lui arrestato per droga il 27 agosto scorso dopo che gli agenti della squadra mobile lo avevano bloccato in seguito al ritiro di un litro di Gbl, ordinato via internet.

“Sono solo ipotesi” frena Federico Febbo, uno dei legali del prete. Nell’abitazione del compagno – dove don Spagnesi viveva stabilmente da due anni – c’è stata anche una perquisizione della squadra mobile disposta nei confronti del religioso per la nuova accusa. Ai festini, secondo quanto riferito ieri nell’interrogatorio di garanzia dal prete, avrebbero partecipato regolarmente 20 o 30 persone. Due di queste, sempre secondo gli investigatori, hanno già dichiarato di essere sieropositive. Anche la pericolosità sociale dell’eventuale comportamento di don Spagnesi, ha spinto la Procura a indagare per questo reato.

Il 41enne ha dichiarato agli inquirenti di aver avuto rapporti protetti con i partner. Ma la circostanza è stata smentita da una serie di testimoni, oltre una decina, che avrebbero partecipato ai festini a luci rosse.  “La procura sta verificando un’ipotesi, la contestazione non è oggetto di misura cautelare ed è stata formulata per accertare alcuni elementi” spiega l’avvocato Febbo. “E’ stato fatto il prelievo ematico anche al compagno per verificare se abbia contratto la malattia”. La sieropositività di don Francesco Spagnesi, continua il legale, “era un fatto noto“. “Il punto – precisa – è che per quest’accusa ci vogliono due presupposti, la prima è che la persona non abbia seguito le terapie e che quindi fosse contagiosa, la seconda è che abbia avuto rapporti non protetti”.

Secondo la ricostruzione degli investigatori la droga dello stupro veniva fornita assieme alla cocaina alle persone che partecipavano ai festini della coppia, che si tenevano “ogni sette-dieci giorni”. Per comprarla sarebbero stati usati anche i soldi delle offerte dei fedeli a cui domenica scorsa, celebrando la messa alla Castellina, il vescovo Giovanni Nerbini ha chiesto perdono per non averli protetti. Ieri, in occasione dell’interrogatorio, il religioso, hanno riferito i suoi difensori, ha manifestato il suo pentimento, spiegando che “la dipendenza dalle droghe era così forte che agiva di conseguenza, aveva bisogno continuamente di denaro” e che “c’era una forza interiore a cui negli ultimi due anni del rapporto con il compagno non riusciva a resistere: è stato sommerso da questa grave dipendenza”.

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.