A gennaio scorso era finito agli arresti domiciliari, la sua foto sulla prima pagina di tanti giornali, la solita gogna, un’accusa di concussione alla base del provvedimento cautelare firmato nell’ambito di un’indagine della Procura di Napoli sulla presunta pratica di prospettare a pazienti affette da cancro al seno l’impossibilità di operarle in ospedale per convincerle a optare per l’intervento a pagamento in una clinica privata di Posillipo. Parliamo di Raffaele Tortoriello, ex primario facente funzioni dell’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli.

Gli arresti li aveva voluti il pm Henry John Woodcock, sbattendo il medico agli arresti. «Non è possibile che un medico, un ex primario che ha azzerato le liste d’attesa del Pascale durante il suo servizio e si è prodigato attraverso la sua professione per anni, per salvare la vita a decine e decine di pazienti, sia agli arresti domiciliari da nove mesi, nemmeno fosse il peggiore dei mafiosi o dei camorristi», aveva tuonato l’avvocato Antonio Masullo, unico difensore di Tortoriello. I giudici della settima sezione penale del Tribunale di Napoli (presidente Marta Di Stefano) gli hanno dato ragione e il 18 maggio hanno revocato gli arresti domiciliari.

L’ex primario è tornato libero. «Il provvedimento è arrivato in accoglimento parziale dell’istanza di revoca degli arresti domiciliari da me presentata alcuni giorni fa – precisa l’avvocato Masullo – . La richiesta metteva in luce come il rischio di inquinamento probatorio, che motivava la misura restrittiva illo tempore disposta dal gip del Tribunale di Napoli, fosse venuto meno per due motivi». Due punti, quindi, su cui la difesa è riuscita a demolire il teorema accusatorio.

«In primo luogo, i soggetti indicati nel precedente atto non erano stati inseriti nella lista testi dell’accusa e della difesa di Tortoriello, né dalle altre parti processuali, come verificabile dalla lettura delle liste testi versate nel fascicolo processuale e ammesse dal Tribunale – spiega il difensore – . In secondo luogo, la rilevanza della situazione di pericolo cautelare, in realtà, era obiettivamente diversa da quella del 12 gennaio 2021, anche perché il processo che si sta celebrando è giunto ad un’adeguata maturazione dibattimentale, tale da far venir meno le suddette esigenze cautelari. Si tratta di un primo importante risultato nella direzione del chiarimento della posizione del mio assistito, favorita anche da quella che considero un’esemplare condotta garantista del collegio giudicante, «finalizzata alla sola emersione della verità dei fatti», conclude l’avvocato.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).