I fatti del G8 di Genova del 2001, a oltre 19 anni di distanza, sono ancora oggi una ferita indelebile nella storia della Repubblica: la repressione violenta delle manifestazioni, la morte di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” nella scuola Diaz sono macchie ancora ben presenti, così come i dubbi su vicende che ancora oggi non sono stati chiarite (nonostante le sentenze).

DUE POLIZIOTTI PROMOSSI – Ferite che si sono riaperte con il caso denuncia da Amnesty International Italia, la Ong  impegnata nella difesa dei diritti umani che ha segnalato come lo scorso 28 ottobre la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il capo della Polizia Franco Gabrielli hanno deciso di promuovere alla carica di vicequestore due agenti condannati in via definitiva per le vicende di Genova.

La denuncia riguarda la posizione di Pietro Troiani e Salvatore Gava, entrambi condannati a 3 anni e 8 mesi di detenzione (più cinque di interdizione dai pubblici uffici): il primo per aver introdotto due bombe molotov all’interno della scuola Diaz, il secondo per averne falsamente attestato il rinvenimento come giustificazione per l’irruzione nell’edificio e come ricostruzione da fornire ai media.

L’IRRUZIONE ALLA DIAZ – L’assalto alla scuola Diaz fu uno degli episodi più sconcertanti dei quattro giorni di follia nel capoluogo ligure: tra il 19 e il 22 luglio 2001 furono numerosi gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, con la morte di Carlo Giuliani il 20 luglio in piazza Alimonda. Uno degli episodi più cruenti fu senza dubbio l’irruzione delle forze dell’ordine all’interno della scuola Diaz, dove decine di persone furono picchiate dagli agenti, che procedettero a perquisizioni e arresti di massa. Una “macelleria messicana” accertata anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel 2015 dichiarò che la polizia violò il divieto di tortura e di trattamenti inumani.

LA DENUNCIA DI AMNESTY – Per Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia, “desta sconcerto il fatto che funzionari di polizia condannati per violazioni dei diritti umani restino in servizio e, anzi, vengano promossi a ulteriori incarichi”. “In un periodo di grande tensione, nel quale sono bersaglio di azioni violente nelle strade italiane, le forze di polizia dovrebbero impegnarsi nel gestire le operazioni di ordine pubblico nel rispetto degli standard internazionali sui diritti umani. I loro dirigenti dovrebbero fare di tutto perché, proprio in momenti come questi, si rafforzi il rapporto di fiducia tra cittadini e forze di polizia. Decisioni come quelle del 28 ottobre rischiano al contrario di indebolirlo”, ha aggiunto Rufini.

Promozioni che per Ruffini, “alla vigilia del ventesimo anniversario dei gravissimi fatti di Genova”, suonano come “un’offesa alle centinaia di persone che vennero arrestate, detenute arbitrariamente e torturate in quella pagina nera della storia italiana”.