A quasi quaranta anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori sembra essersi aperto un vaso di Pandora. Un po’ alla volta, infatti, stanno emergendo numerose novità. Dopo la serie Netflix, gli audio inediti attribuibili a un sodale di De Pedis, la nota inviata all’Ansa nell’83, le dichiarazioni di vari protagonisti di quei tempi che denunciano il coinvolgimento della Banda della Magliana, tutte notizie che hanno riportato al centro dell’attenzione il caso. In ultimo anche la lettera di Mehmet Ali Ağca inviata a Pietro Orlandi contenente le sue verità. Il fratello della “ragazza con la fascetta” ha deciso di pubblicare per intero il testo sul suo profilo Facebook della missiva ricevuta ma avverte: “Purtroppo in questa vicenda in tanti hanno voluto raccontare la propria verità ma senza portare prove o riscontri, e questo vale ora per Agca, per l’uomo vicino alla Magliana e ai servizi dell’audio di Ambrosini, e per i tanti che in tanti anni si sono affacciati a questa storia sia mediaticamente che privatamente”.

Orlandi spiega che la sua decisione di pubblicare per intero la lettera è dettata dal fatto che sui giornali sono stati pubblicati solo stralci e che ritiene giusto affidare ai social la possibilità per chi è interessato, di “farsi un’idea più precisa riguardo la sua attendibilità o inattendibilità. Senza prove o riscontri difficilmente riusciamo a capire il confine che c’è tra la bugia e la verità”.

E specifica: “Queste persone che affermano tali verità dovrebbero essere convocate da una procura, interrogate e farsi spiegare dove e come nasce questa loro certezza, che prove hanno sulla storia che raccontano. Se sono in grado di fornire prove e riscontri allora va bene, siamo un passo avanti, se non sono in grado perché quella certezza nasce solo dentro le loro teste, in buona fede ma senza alcun riscontro o peggio ancora, invenzioni in malafede frutto della loro fantasia e mitomania, allora basta, fine, non gli si dà più spazio per continuare a dire corbellerie. Come è accaduto per Accetti, gli è stata data la possibilità di rendere attendibili le sue dichiarazioni, non è stato in grado di farlo, non ha fornito prove, riscontri, è caduto più volte in contraddizione, e quindi basta è inutile che si cerchi in tutti i modi, come sta accadendo, di rimetterlo in pista. Basta! E così dovrebbe essere per tutti i millantatori di questa storia, dimostrare quello che dite o basta”. Riportiamo di seguito uno stralcio della lettera di Mehmet Ali Ağca a Pietro Orlandi, in particolare il passaggio che riguarda il rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi da chi furono rapite e perchè?

Papa Wojtyla credeva profondamente nel Terzo Segreto di Fatima e credeva anche di essere al centro di questo Mistero, proprio come lo sono io. La missione che Dio gli assegnava in questo Mistero era la conversione della Russia onde evitare che i suoi errori si spargessero per il mondo fino a provocarne la catastrofe finale. L’Impero sovietico, guidato da un governo di satanisti atei, doveva cadere! Ogni azione compiuta da papa Giovanni Paolo II era rivolta a questo preciso scopo e in questo modo va interpretata. Serviva che tutto il mondo credesse all’assoluta malvagità dell’Unione Sovietica, l’impero del male, e quale era una occasione migliore di quella di accusarlo del tentato omicidio del Santo Padre ?! E qui entro in gioco io, Wojtyla in persona voleva che io accusassi i Servizi segreti bulgari e quindi il KGB sovietico. Il premio per la mia collaborazione, che loro mi offrirono e che io pretendevo, era la liberazione in due anni. Io potevo essere liberato tuttavia solo a condizione che il Presidente Sandro Pertini mi concedesse la grazia ed esattamente per questa ragione Emanuela e Mirella vennero rapite. Emanuela Orlandi, cittadina vaticana, forniva a Wojtyla il pubblico pretesto per intercedere presso Pertini per la mia liberazione e Mirella Gregori, cittadina italiana, e la sua famiglia, costituiva la vera e propria arma di pressione e di ricatto contro Pertini. Ostaggi!

Papa Wojtyla in persona ordinò che le due ragazze venissero prese e si servì di qualcuno fidatissimo per eseguire l’operazione in modo da non lasciare alcuna traccia. Il rapimento di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori furono decisi dal Governo vaticano ed eseguiti da uomini di ENTITA’ vicinissimi al Papa. La trattativa pubblica era ovviamente una sceneggiata ben orchestrata da pochi alti prelati operanti all’interno dei servizi vaticani. Il Fronte Anticristiano Turkesh non è mai esistito, sigla fasulla dietro cui si celava il SISDE e a questo proposito ritengo opportuno richiamare l’attenzione sul primo comunicato dei Turkesh del 4 agosto 1983: “Mirella Gregori? Vogliamo informazioni”. Il SISDE chiedeva informazioni. Erano evidentemente anche loro allo scuro della sorte di Mirella e questo ci fa capire, al di là di ogni ragionevole dubbio, che a prendere Mirella erano stati uomini di Wojtyla! Poi il Papa rispose ai Turkesh/Sisde nominando anche Mirella Gregori il 28 agosto 1983 e così la messinscena proseguì spedita a beneficio dell’opinione pubblica e soprattutto di Pertini.

Emanuela Orlandi era un fatto tutto vaticano ed é stata presa in consegna da alcune suore fin dall’inizio, ha compreso l’importanza del suo ruolo e lo ha accettato serenamente. So di lei soprattutto grazie a un Padre spagnolo che mi ha visitato in Italia e anche qui a Istanbul. Un uomo, un religioso, animato da una fede autentica che conosce i misteri del mondo e che non mente. La Chiesa Cattolica uccide solo se costretta, ma non ragazzine innocenti e nemmeno le sporca, come invece state facendo voi con la “pista sessuale”, un’assurdità grottesca!

Mirella Gregori era ed è un fatto anche italiano, una cittadina italiana, prelevata sul suolo italiano. Vi ricordate del comunicato del 21 agosto 1983 e di come, a tempo di record, il 23 agosto, il Presidente del Costa Rica Luis Alberto Monge dichiarò di essere disposto ad accogliermi nel suo Paese?! Subito dopo gli fecero eco il ministro degli Esteri e il ministro della Giustizia. Chi aveva il potere di fare questo se non il Papa?! Che cosa andò storto? Io e Pertini. Pretendevano da me una conversione pubblica al Cristianesimo ma io non potevo farlo e Pertini non era manovrabile. Sapeva tutto, fu minacciato, ma non si piegò, ma nemmeno osò raccontare la verità sul sequestro delle ragazze.

In Vaticano esiste certamente un dossier segretissimo su Emanuela Orlandi, come dichiara anche Francesca Chaouqui, impiegata nella Cosea, un dossier classificato come segreto di stato e intoccabile. Lei ha deciso di non svelare ciò ha letto in quel dossier, perchè se lo rivelasse “non farebbe il bene della Chiesa”….. Se il Vaticano fosse innocente avrebbe già consegnato quel documento alla famiglia Orlandi o alle autorità italiane, ma non può farlo perché accuserebbe se stesso. Rivolgo infine un accorato appello a Sonia de Vito, l’amica di Mirella, affinché dica la verità! Il nome di quel “lui” che se non avesse preso Mirella, la tua migliore amica, avrebbe preso te. Non avere paura, adesso non corri più nessun rischio, grazie a Netflix, il mondo li sta guardando, ci sta guardando, ormai hanno le mani legate, tu puoi ottenere giustizia per Mirella e puoi fare la storia! Dipende solo da te!

Redazione