“Chi vuole chiudere ‘Il Foglio‘ sappia che noi difenderemo questa voce libera dell’informazione come abbiamo difeso Radio Radicale. Pancia a terra, tutti insieme, ‘Il Foglio’ deve vivere”. Lo scrive su Facebook il leader di Italia viva, Matteo Renzi.

A riportare la notizia è lo stesso quotidiano diretto da Claudio Cerasa. Il caso è stato sollevato dall’anticipazione di un giornalista, già consulente di Vito Crimi, il senatore grillino “indimenticabile maestro e padrone per un anno e mezzo dei contributi per l’editoria in area governativo-grillina”, che ha anticipato ieri via blog una decisione del Dipartimento di escludere il Foglio dai contributi all’editoria per il 2018, segnalata nel sito della presidenza del Consiglio. La motivazione non è chiara.

“Si chiede di sapere se risponda al vero che Palazzo Chigi, attraverso il Dipartimento Editoria, intenda agire per richiedere sei milioni di euro di contributi erogati al quotidiano ‘Il Foglio’ dieci anni fa e se intenda eliminare i contributi futuri al giornale, di fatto sancendone la chiusura come ‘minacciato’ un anno fa dal portavoce del presidente del Consiglio, Rocco Casalino. Quali iniziative il Governo e il presidente del Consiglio intendano intraprendere per tutelare una voce libera della stampa, il cui valore è tutelato dalla Costituzione ed è stato più volte richiamato dal presidente della Repubblica Mattarella. Se, alla luce della controversia giudiziaria nata intorno all’accertamento della Guardia di Finanza che avrebbe portato all’esclusione de ‘Il Foglio’ dai contributi, non sia opportuno avviare un’ulteriore verifica sulla vicenda”. E’ quanto chiede il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi, componente della commissione Cultura alla Camera, in un’interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Per ricostruire la vicenda, Il Foglio ritorna a “qualche tempo fa”, all’era Salvini-Di Maio, quando il portavoce di Palazzo Chigi, Rocco Casalino, aveva sarcasticamente domandato “al nostro” Salvatore Merlo perché mai si desse tanto da fare visto che il Foglio sarebbe stato chiuso.

LA VICENDA – “In quel tempo – si legge –  la Guardia di Finanza aveva rispolverato una vecchia inchiesta di accertamento giacente da sette anni nei cassetti sui contributi per gli anni 2009-2010. Il verbale della Finanza, con la quale la cooperativa editrice del Foglio ha sempre lealmente collaborato con la cessione la più ampia di tutta la documentazione amministrativa necessaria, coordinata per l’occasione o comunque raccordata al Dipartimento per l’editoria, stabiliva che il Foglio non aveva diritto in quel biennio ai contributi di legge perché non aveva raggiunto la percentuale del 25 per cento delle vendite calcolate sull’intera tiratura, il che è falso e è stato dimostrato falso nelle nostre controdeduzioni, cosa che qualunque tribunale civile è in grado di decidere in qualunque momento. Secondo argomento della Finanza: il Foglio era organo di un movimento inesistente, la Convenzione per la giustizia, il che era gravemente falso, visto che il movimento esisteva, aveva tenuto un suo congresso di fondazione a Firenze, perfino alla presenza di Marco Travaglio, e dunque il suo giornale tribuna, che non ha mai risparmiato parole di commento e fatti raccontati in materia di giustizia e garantismo giuridico, aveva il collegamento di legge necessario, per non parlare della legittimazione politica civile e culturale, con una struttura effettivamente costituita (la grave negligenza degli accertatori non sarà mai sottolineata abbastanza, insieme con la loro fretta di concludere ai nostri danni nella situazione politica data del governo gialloverde, visto che la cronaca del Congresso della Convenzione era pubblica, bastava poco per sincerarsene). Infine la cooperativa per la Finanza non era una vera cooperativa in quanto le forze che avevano dato origine al Foglio come Srl vi erano rappresentate e la sostenevano in relazione alla valorizzazione della testata, che il Foglio aveva da loro in affitto. E’ l’ultima falsificazione di una serie”.

Il rischio è di indurre Il Foglio a “una grave crisi editoriale, eventualmente alla chiusura, intimandogli la restituzione di sei milioni circa di euro per il biennio già menzionato e nel frattempo sospendendo l’erogazione di contributi a titolo di garanzia, procedendo senza nemmeno ancora avere acquisito la controrelazione del giornale rispetto al verbale dei finanzieri, il che è addirittura enorme, madornale. L’aria che tira è quella di un attacco proditorio a un giornale che è tra le più trasparenti macchine amministrative nel panorama dell’editoria italiana e che ha sempre avuto tutti i titoli per essere considerato in Italia e non solo in Italia, un serio giornale di riferimento per chi abbia voglia di leggerlo, cosa che avviene da venticinque anni e che non dipende se non per una frazione di un terzo dai contributi per l’editoria (il resto è il prezzo di vendita al pubblico, la pubblicità e le sponsorizzazioni)”.