Emanuele Migliaccio, Founding Partner di Liberi Network, è stato inserito a fine luglio nella classifica Fortune Italia “40 Under 40“, riconoscimento che premia gli under 40 che stanno cambiando il Paese. Ad accompagnarlo un grande e ambizioso progetto, tappa più recente di un cammino che parte meno di un anno e mezzo fa.

Liberi Network nasce infatti a marzo 2025, come community di analisi della comunicazione politica italiana. I numeri raccontano una traiettoria insolita per un progetto partito senza budget: una media di 2 milioni di visualizzazioni al mese, crescita del 171% sulle piattaforme social nell’ultimo anno, il 13% di engagement, oltre 40 collaborazioni attivate nel solo 2025. Si tratta di una curva che, in un anno, sposta Liberi dalla nicchia degli addetti ai lavori a un pubblico molto più largo di quello che normalmente segue l’analisi elettorale in Italia. Poche settimane fa è arrivata anche l’alleanza con Arcadia, agenzia di comunicazione politica che da anni affianca partiti e candidati su posizionamento elettorale, ufficio stampa, sondaggistica e analisi del contesto: un know-how maturato sul campo, elezione dopo elezione, che si somma ora alla capacità di lettura dei dati e dei trend social di Liberi Network.

Dall’incontro tra i due ne deriva un cluster italiano di political intelligence di cui Migliaccio coordinerà la parte operativa, in un passaggio ormai strutturale del progetto, da community indipendente a nodo di una rete più ampia, con la messa a disposizione di competenze complementari alle proprie. Il prossimo passo, però, va oltre il social listening. A gennaio Liberi Network lancerà ElectionLab Italia, una piattaforma che raccoglie ottant’anni di elezioni italiane, dal 1946 a oggi, in un unico archivio ufficiale, costruito sui dati OpenData Eligendo del Ministero dell’Interno. Da osservatorio della conversazione politica a infrastruttura di dati elettorali, in buona sostanza, terreno finora presidiato quasi solo da istituti di ricerca e realtà con risorse ben più consistenti. Nell’anteprima che il team ha condiviso con Il Riformista, si distinguono tre elementi.

Il primo è un emiciclo parlamentare interattivo, capace di ricostruire Camera e Senato seggio per seggio. Il secondo è un grafo di genealogia dei partiti, che segue fusioni e scissioni della Seconda Repubblica per comprendere, dati alla mano, chi eredita cosa quando un partito si scioglie o si fonde con un altro – esercizio non banale, in un sistema politico dove le sigle cambiano più spesso dei programmi. Il terzo è la componente predittiva, costruita con machine learning, ma con un vincolo dichiarato: ogni stima deve essere spiegabile, nessuna scatola nera. Una scelta di metodo che sembra pensata apposta per rassicurare chi diffida dei modelli previsionali opachi, sempre più diffusi ma raramente accompagnati da una spiegazione di come si giunge a determinate conclusioni. Il lancio ufficiale è fissato a gennaio, mentre pricing, partner e dettagli del modello di business restano per ora riservati.

“Con ElectionLab non vogliamo solo raccontare il voto, vogliamo renderlo leggibile a chiunque voglia capirlo e provare a intuire dove va prima che ci arrivi da solo”, dice Migliaccio. Innovazione, capacità creativa e componenti predittive applicate alla politica, un terreno sul quale si muovono ancora in pochi, per mezzo di strumenti che anche un osservatore non esperto potrà imparare a utilizzare. Una piccola rivoluzione, insomma, nella comunicazione e nelle competenze, che guarda già al domani attraverso una competizione politico-elettorale che necessita sempre più di essere improntata al dato tecnico e all’elaborazione continua.