Sono oltre cento i casi di epatite acuta, di origine misteriosa, registrati in bambini con un’età inferiore ai 10 anni. Il dato arriva dal Regno Unito che gennaio ad oggi ne ha contati ben 108 e in 8 pazienti è stato necessario il trapianto di fegato. Nel report dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA), i casi di infiammazione acuta e grave del fegato sono stati registrati in Inghilterra (79), in Scozia (14) e il resto in Galles e Irlanda del Nord.

Per il momento gli esperti sottolineano che “non vi è alcun legame con il vaccino anti-Covid” e “al momento su nessuno dei casi confermati nel Regno Unito si ha la conferma della vaccinazione anti-Covid”. Una correlazione c’è invece con l’infezione da adenovirus una famiglia di virus comuni che di solito causano raffreddori lievi, vomito e diarrea. “Il 77% dei casi è risultato positivo all’adenovirus” rivela il report dell’Health Security Agency, pubblicato sulla rivista Eurosurveillance, che però sottolinea che “poiché non è normale vedere questo comportamento rispetto alla malattia da adenovirus, si stanno studiando altri possibili fattori che contribuiscono ai casi di Epatite acuta pediatrica come un’altra infezione (incluso Covid-19) o una causa ambientale”.

Sempre secondo gli esperti del Regno Unito la pandemia potrebbe essere la causa, indiretta, della misteriosa ondata di casi di epatite che ha colpito oltre un centinaio di bambini nel Regno Unito e altri in Europa (sono stati segnalati casi anche in Irlanda, in Danimarca, nei Paesi Bassi e in Spagna, e negli Stati Uniti). Ipotizzano infatti che i ripetuti lockdown potrebbero aver avuto un ruolo nella diffusione dell’infiammazione, indebolendo l’immunità dei bambini e lasciandoli a maggior rischio di contrarre un adenovirus.

“Le ipotesi principali sono incentrate sull’adenovirus: una nuova variante con una sindrome clinica distinta o una variante che circola regolarmente che ha un impatto più grave sui bambini più piccoli immunologicamente ingenui”, spiegano gli studiosi. “L’ultimo scenario potrebbe essere il risultato di una ristretta mescolanza sociale durante la pandemia”, aggiungono. Altri scienziati hanno affermato che potrebbe essere stato un virus che ha acquisito “mutazioni insolite”.

BAMBINO GESU’, L’EPATOLOGO: “SIAMO ALL’INIZIO DI QUALCOSA. ECCO CHI SONO I SOGGETTI COLPITI”

In Italia sarebbero quattro i casi sospetti registrati negli ultimi giorni. All’Adnkronos Salute, Giuseppe Maggiore, direttore dell’Epatogastroenterologia e trapianti di fegato del Bambino Gesù di Roma, invita alla cautela. “Le segnalazioni di cui si parla in queste ore vanno filtrate, non sono ancora definitive. Per esserne certi dobbiamo verificare che abbiano le caratteristiche descritte nei piccoli pazienti inglesi dove, da gennaio, si è registrato il fenomeno. Gli elementi distintivi sono: l’età tra i 3 e i 6 anni, le transaminasi molto elevate, l’assenza di altre cause. Certamente ci sono stati casi di epatite acuta severa in alcuni centri, che però non sono necessariamente legati a questo allarme”. Maggiore aggiunge che “si tratta di una situazione in evoluzione. Tra un minuto potrei essere smentito da una segnalazione verificata con le quelle caratteristiche indicate dai colleghi inglesi. Siamo vigili e monitoriamo con grande attenzione. Fino ad oggi noi, al Bambino Gesù, non abbiamo visto casi di questo tipo. Credo però che bisogna essere prudenti anche nelle segnalazioni”.

Maggiore, intervistato anche dall’agenzia Agi, spiega che i casi di epatite acuta “sono ancora un mistero” ed è innegabile che “siamo all’inizio di qualcosa”, ma l’origine resta sconosciuta. “La causa più probabile sembrerebbe essere un fattore infettivo-virale. Ma tutti i virus epatotropi conosciuti sono risultati negativi. Quindi potremmo essere di fronte a un virus nuovo, ma è tutto da verificare”. Quanto ai timori dei genitori, i sintomi sono molto riconoscibili: “L’Epatite acuta si manifesta con febbre e disturbi gastrointestinali, ma soprattutto il bambino assume un colore giallo”, afferma Maggiore. Nei casi diagnosticati “ci sono state guarigioni spontanee, nelle quali gli epatociti si sono rigenerati. In altri casi invece il fegato non e’ riuscito a recuperare il danno e si e’ reso necessario un trapianto”.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono necessari ulteriori ricerche per identificare i casi di epatite acuta tra i bambini perché la priorità è “determinare l’eziologia di questi casi per guidare ulteriori azioni cliniche e di salute pubblica. Eventuali collegamenti epidemiologici tra i casi potrebbero fornire indicazioni per rintracciare l’origine della malattia. Le informazioni temporali e geografiche dei casi, così come i loro contatti, dovrebbero essere esaminati per potenziali fattori di rischio”.

“Sebbene alcuni casi siano risultati positivi per SARS-CoV-2 e/o adenovirus – osserva l’OMS – è necessario intraprendere la caratterizzazione genetica dei virus per determinare eventuali associazioni tra i casi”. E incoraggia “fortemente” gli Stati membri sa identificare, indagare e segnalare potenziali casi. Un’origine infettiva è ritenuta come la più probabile ma i casi di epatite acuta non sono legati a epatiti virali note, come A,B,C,E. Tra le ipotesi, vi è quella di un legame con il Covid-19 o con altre forme di infezioni virali, come quella da adenovirus, visto che entrambi i virus sono stati riscontrati in alcuni dei piccoli pazienti. Mentre non è stato identificato alcun collegamento al vaccino contro il Covid-19.

Redazione