La recensione
Esiste davvero l’Inferno? Il viaggio e l’eterna ricerca del misterioso luogo del male

Esiste l’Inferno? E dov’è, com’è fatto? E chi è Satana, o il Diavolo, o Lucifero? E cosa vi accade, chi lo abita? Persino adesso, dopo millenni di domande di questo tipo, se ne discute: Papa Francesco ha alluso molte volte al Diavolo e prima di lui Wojtyla e Montini. E dopo secoli e secoli di discussioni filosofiche, teologiche, scientifiche, di opere letterarie e artistiche, il Novecento laico ha tentato di chiudere la questione: l’Inferno siamo noi, o, con Sartre, «sont les autres».
“Fuoco e fiamme – Storia e geografia dell’Inferno” di Matteo Al-Kalak (Einaudi) è un bellissimo, colto e anche inquietante “viaggio” nella eterna ricerca di questo luogo di dannazione di cui parla la Bibbia e la predicazione cristiana. «Il presente volume – scrive l’autore – è stato concepito come un’esplorazione, un’immersione nei recessi inospitali di una grotta misteriosa». Lo studioso illustra una quantità davvero eccezionale di testi, cristiani, medievali, moderni nonché moltissimi dipinti ispirato appunto a Satana e al suo regno infernale, così che ne viene fuori un insieme di riflessioni filosofiche di grandissimo spessore.
L’agevole lettura spinge a inoltrarsi nei meandri della “storia dell’Inferno” anche con un certo sgomento, diciamo così: il fuoco, il buio, le urla, il dolore, il famoso “stridere di denti”, l’olezzo, le torture. Uno scenario apocalittico, diremmo in gergo biblico-cinematografico, che nei secoli è stato descritto nei termini più crudi per comunicare l’idea della pena fisica secondo l’iconografia medievale che nell’epoca nostra lascia spazio a un’idea meno cruenta e più morale: l’Inferno come assenza della contemplazione di Dio. Come Dante (la cui opera qui è volutamente non trattata, ché troppo rilievo avrebbe assunto anche incombe ovunque), in tanti hanno immaginato la discesa agli Inferi, per esempio Anton Francesco Doni che nel Cinquecento sogna un Inferno dove gli uomini sono divorati da Lucifero che poi li digerisce e li espelle, ma essi si ricompongono per essere nuovamente mangiati, in un circolo orrendo e senza fine. È solo una delle tante mostruosità che costellano la narrazione “infernale”.
Sgomento, dunque, e domande. Come quella di Voltaire, che si chiedeva come fosse possibile che un Dio infinitamente misericordioso potesse tollerare tanta atrocità. Ma spesso le domande degli illuministi non hanno mai avuto risposta. Il 17 maggio 1979 la Congregazione per la dottrina della Fede promulga una “Lettera su alcune questioni concernenti l’escatologia” nella quale afferma: «Né le Scritture né la teologia ci offrono lumi sufficienti per una rappresentazione dell’aldilà». Wojtyla nel 2000 conferma: «L’Inferno sta a indicare più che un luogo, la situazione in cui viene a trovarsi chi liberamente e definitivamente si allontana da Dio». Dunque, non solo un Inferno dopo la morte ma anche in vita? È un mistero destinato a restare tale per sempre.
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