Il Tribunale del Riesame di Taranto ha accolto il ricorso dei commissari dell’ex Ilva, bloccando lo stop all’AltoForno2. Viene concessa “la facoltà d’uso dell’altoforno 2, subordinata all’adempimento delle residue prescrizioni, in tutto o in parte non attuate“, si legge nella decisione depositata nella cancelleria del Tribunale. E viene così accolto, “nell’interesse di Ilva Spa in Amministrazione straordinaria“, l’appello presentato lo scorso 17 dicembre, annullando l’ordinanza del giudice monocratico del 12 dicembre scorso

Il Riesame concede sei settimane per l’adozione dei cosiddetti dispositivi ‘attivi’, a decorrere da oggi, data di deposito dell’ordinanza. Altri termini vengono invece dati a decorrere dal 19 novembre scorso: “9 mesi per l’attivazione del caricatore automatico della massa a tappare nella Mat; 10 mesi per l’attivazione del campionatore automatico della ghisa; 14 mesi per l’attivazione del caricatore delle aste della Maf e sostituazione della Maf”.

Grande soddisfazione della struttura commissariale, che ha sempre mantenuto la sua fiducia nei confronti della magistratura“. E’ quanto emerge da fonti vicine ad Ilva in As, dopo la decisione del Riesame di Taranto sull’altoforno 2.

LA REAZIONE DEL SINDACATO – “Scongiurato il pericolo di fermata dell’Afo 2 e dell’ex Ilva, ora ArcelorMittal rispetti le prescrizioni vincolanti emesse dal Giudice del Riesame per evitare di avere nei tempi prescritti rischi di incidenti, e non ritrovarci nelle medesime condizioni al termine dei tempi stringenti previsti dal dispositivo giudiziario. Ora chiediamo il rientro al lavoro dei 1.273 in cigo e dei circa 1.900 in cigs per evitare migliaia di esuberi strutturali“. Lo afferma in una nota Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, dopo la decisione del Riesame sull’altoforno 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto.

Le lancette tornano indietro al 5 novembre 2019 – dichiara il leader Uilm – quando ArcelorMittal dichiarò di voler recedere dal contratto di affitto. È bene che l’azienda, i commissari straordinari e il Governo sappiano che questa decisione giudiziaria non risolverà i problemi drammatici che lo stabilimento di Taranto dovrà affrontare. Il verbale di accordo, sottoscritto lo scorso 20 dicembre tra l’azienda e i commissari, non risolve assolutamente le difficoltà esistenti e non dà nessuna certezza sulle prospettive future“.

È indispensabile – continua Paolombella – che arrivi immediatamente, in concomitanza con l’avvio della trattativa tra ArcelorMittal, commissari e Governo, la convocazione di un tavolo sindacale. Qualsiasi ipotesi di accordo o assetti societari differenti, devono ripartire dalla conferma dell’accordo del 6 settembre 2018, dagli investimenti per un totale di 2,4 miliardi di euro, in particolare 1,1 miliardi per interventi ambientali e 1,3 miliardi per quelli impiantistici, la salvaguardia occupazionale di tutti i lavoratori, a partire da quelli che si trovano in Amministrazione straordinaria e quelli che sono nel sistema degli appalti“.

Non faremo sconti a nessuno – prosegue il sindacalista – e saremo contrari a qualsiasi rinnovo della cassa integrazione ordinaria mascherata da problemi di mercato. Il Governo farebbe bene a provvedere immediatamente a rispettare gli accordi sottoscritti e a ripristinare tempestivamente l’integrazione salariale al 10% per i lavoratori attualmente in cassa integrazione in Amministrazione straordinaria”. “Purtroppo – conclude Palombella – questa vicenda ci deve far riflettere sui rischi che si possono correre qualora le parti in causa non assolvono a un ruolo di responsabilità che gli compete“.