L'intervista
Fondazione ARTOI, oncologi da tutto il mondo a Roma per il XII congresso: “Dati clinici sull’integrazione di terapie complementari”
Dall’8 al 10 maggio, la Pontificia Università Salesiana di Roma ospiterà, congiuntamente, il II Congresso SIO Europe e il XII Congresso internazionale della Fondazione ARTOI (Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate). Oncologi da tutto il mondo si ritroveranno per discutere a partire da questo tema: “From ancient wisdom to modern integration – Dalla saggezza antica all’integrazione moderna”. Un appuntamento di rilievo internazionale, quindi, per fare il punto dello stato dell’arte di una branca così importante, confrontarsi e capire cosa potersi aspettare per il futuro. Il tutto si concluderà, infatti, con un’ampia discussione sulle future direzioni strategiche e sulle opportunità di una collaborazione europea strutturata nell’ambito dell’oncologia integrativa ospedaliera. A coordinare l’evento saranno il presidente della Fondazione ARTOI, dottor Massimo Bonucci, la Dottoressa Nina Fuller-Shavel e il dottor Eran Ben-Arye. Abbiamo rivolto alcune domande proprio al dottor Bonucci, Direttore del Dipartimento di Scienze Oncologiche della Humanitas Consortium University di Romat, per addentrarci più nello specifico di una tre giorni così importante.
Dottor Bonucci, perché il XII Congresso Internazionale di ARTOI riveste questa importanza?
L’appuntamento che prende il via domani rappresenta l’unico appuntamento scientifico dedicato esclusivamente alla presentazione di dati clinici sull’integrazione delle terapie complementari in oncologia, colmando un vuoto ancora significativo nel panorama congressuale internazionale.
In cosa si differenzia dalle edizioni passate e quali prospettive immagina possano aprirsi dal 10 maggio in poi?
Quest’anno il congresso si svolge in sinergia con la Società Europea di Oncologia Integrata, aprendo un canale di dialogo inedito a livello europeo sull’importanza di affiancare alle terapie oncologiche standard le metodiche integrate. Una collaborazione che può segnare una svolta nel riconoscimento istituzionale di questo approccio.
Possono emergere dal congresso tematiche impattanti all’interno della medicina di settore?
Verranno presentati dati scientifici rilevanti sull’efficacia delle terapie integrate su patologie oncologiche diverse, dal glioblastoma ai tumori ovarici, con un focus specifico sul miglioramento della qualità di vita dei pazienti durante e dopo le cure.
In che modo le partnership internazionali e multidisciplinari possono ritagliarsi un ruolo nella lotta contro il cancro?
L’approccio multidisciplinare consente trattamenti più mirati e personalizzati, mentre la dimensione internazionale accelera la condivisione delle conoscenze sulle diverse metodiche. Insieme, questi due elementi aumentano concretamente l’efficacia terapeutica e la sicurezza per i pazienti.
Nel corso dei lavori verranno comparati i sistemi modello tedesco, israeliano, italiano e svizzero: cosa si aspetta da quest’attività?
Il confronto tra sistemi sanitari con approcci diversi all’oncologia integrata è uno strumento potente di crescita scientifica. Ci aspettiamo che emergano best practice condivise e spunti concreti per migliorare i protocolli nazionali.
Che valore ha per la comunità scientifica e per il sistema sanitario nazionale un evento di tale portata?
È certamente un momento fondativo: per la prima volta si creano le condizioni per tavoli di lavoro permanenti su patologie specifiche, con un interlocutore europeo. Ci aspettiamo un segnale concreto dal mondo politico-istituzionale, che ha oggi gli strumenti per riconoscere e integrare queste pratiche nel sistema sanitario. La tavolo rotonda a fine congresso ne è il risultato.
Che tipo di messaggio si sente di inviare, attraverso il lavoro della Fondazione?
Che nessun paziente oncologico dovrebbe sentirsi solo di fronte alla malattia. La Fondazione ARTOI lavora ogni giorno per trasformare la ricerca in risposte concrete, scientificamente fondate, ai bisogni di chi affronta un percorso di cura.
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