La Francia è tornata alle urne per il secondo turno delle elezioni comunali. Vincitore di questa tornata il primo ministro francese Edouard Philippe che con il 58,8% dei consensi è stato eletto sindaco della città di Le Havre. Un successo che porterà probabilmente a un rimpasto nella squadra di governo qualora Philippe non decidesse di rinunciare al nuovo incarico. Rieletta alla guida di Parigi, Annie Hidalgo del partito socialista, da sempre favorita rispetto alle sue contendenti: la conservatrice Rachida Dati e Agnès Buzyn, candidata del partito di Emmanuel Macron, En Marche. Buzyn ha sostituito all’ultimo Benjamin Griveaux, costretto a ritirare la sua candidatura dopo la diffusione di video intimi. “Questa vittoria ha senso perché è collettiva – ha detto Hidalgo parlando dal palco allestito davanti al municipio – I parigini avranno bisogno di noi e con la mia squadra saremo lì per costruire la capitale di domani e far rivivere la Parigi che amiamo così tanto.”

Ma a trionfare è stata l’astensione: secondo i primi calcoli effettuati dai media francesi potrebbe arrivare al 60%, una cifra record nella storia della Repubblica. Lo stesso presidente Macron ha espresso preoccupazione per la bassa partecipazione. A mezzogiorno aveva votato solo il 15,29% degli aventi diritto, rispetto al 18,38% registrato al primo turno mentre alle 17 il dato è salito a quota 34,67%. Ben 18 punti in meno rispetto alle precedenti amministrative del 2014. A poco sono servite le misure sanitarie introdotte per scongiurare l’assenza degli elettori dovuta alla pandemia. Già durante il primo turno del 15 marzo, la decisione di non rinviare le votazioni aveva scatenato accese polemiche in tutto il paese. Per evitare lo scoppio di nuovi focolai i seggi elettorali hanno operato in base a rigide norme igieniche. Obbligatorie le mascherine per il viso, sapone e disinfettanti per le mani e il mantenimento della distanza di 1 metro tra i votanti. Gli elettori hanno dovuto portare da casa le proprie penne per firmare il registro.

Il voto è un banco di prova per le prossime elezioni presidenziali in programma per il 2020. Sebbene la popolarità di Macron secondo gli ultimi sondaggi sia cresciuta rispetto a prima dello scoppio della pandemia, La République En Marche difficilmente incasserà risultati significativi. Sia perché sconta il fatto di non avere forti legami sul territorio sia perché è assente dalla corsa in città chiave, mentre in altre appoggia sia candidati di destra sia di sinistra. Il partito ha fissato un obiettivo modesto di 10.000 consiglieri comunali in tutta la Francia. Il partito repubblicano, grande vincitore delle elezioni municipali del 2014, dovrebbe invece ottenere un buon esito così come i Verdi che hanno aumentato la loro influenza superando l’alleato socialista. Il Rassemblement National di Marine Le Pen punta invece sul consolidamento dei risultati del 2014, quando i candidati sostenuti dal partito hanno vinto in 12 città.