“Chiara Poggi non fu uccisa da una sola persona”. Era questa una delle teorie portate avanti dalla difesa nel processo di primo grado ad Alberto Stasi, quando dalla ricostruzione del delitto apparve verosimile che si fossero mossi due assassini per spostare il corpo della giovane all’interno della villetta di Via Pascoli, tenendolo l’uno per i piedi, l’altro sotto le ascelle. A sostegno di questa ipotesi vennero richiamate le tracce rilevate su pareti, stipiti e pavimenti dell’abitazione, dalle quali i consulenti della difesa sostennero che gli autori del trasporto fossero entrambi più bassi di Stasi. E fu in questo contesto che per la prima volta si iniziò a dubitare delle sorelle Cappa, ragazze misteriosamente catapultate al centro della scena, dalla statura pienamente riconducibile alle tracce lasciate.

Le polemiche su Paola e Stefania Cappa

Al tempo Paola e Stefania, figlie di Maria Rosa Poggi, sorella del padre di Chiara finirono al centro delle polemiche per un fotomontaggio lasciato davanti all’abitazione della vittima, nel quale comparivano insieme a Chiara. Quale miglior pretesto per farle passare da ragazze in cerca di risalto ad assassine. Durante l’udienza del 9 aprile, il punto più difficile per la loro difesa,  l’avvocato Giuseppe Cavalli sostenne che le due donne sarebbero state prive di un alibi solido e che le loro dichiarazioni presentassero alcune contraddizioni. Persino lo stesso Alberto Stasi manifestò più volte i propri sospetti nei confronti delle due cugine. In una telefonata intercettata con un amico, si sfogò facendo esplicito riferimento alle due, lamentandosi di essere l’unico destinatario delle attenzioni investigative: “Ma che c… vuole la Stefania Cappa. Quella lì deve solo stare attenta che gli vengano sequestrate le macchine, le biciclette, le stampelle. Sarebbe anche ora”. 

Paola e Stefania Cappa, vittime mediatiche della ricerca al colpevole

Le accuse avanzate dalla difesa, tuttavia, non hanno trovato riscontri investigativi. Nel corso delle indagini la Procura ha approfondito ogni aspetto della vita delle sorelle Cappa senza individuare elementi idonei a collegarle all’omicidio. Nessun indizio di “odio nei confronti della vittima”, di un pretesto per uccidere. Ad indagini riaperte sono state seguite dagli inquirenti per cinque mesi, da gennaio a maggio 2025, finite sotto intercettazione. Non c’è traccia di un indizio, e quelle gemelle in cerca di visibilità – vittime mediatiche della ricerca al colpevole – oggi meritano di essere dimenticate.

Redazione

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