Ha morso la padrona e poi è morto. Un gatto ad Arezzo è diventato protagonista di un caso più unico che raro. E misterioso. Sottoposto ad analisi un campione del cervello del felino è stato isolato un Lyssavirus, rintracciato una sola volta a livello mondiale in un pipistrello del Caucaso nel 2002.

Le analisi erano state condotte perché si sospettava che l’animale avesse la rabbia. Ma il Lyssavirus non appartiene al ceppo classico della rabbia. Le analisi sono state condotte dai ricercatori del Centro di referenza nazionale per la rabbia dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. Nel 2002 gli scienziati non avevano trovato evidenze scientifiche che il nuovo contagio potesse infettare animali domestici e gli esseri umani. Incognita su come il Lyssavirus sia arrivato fino ad Arezzo e abbia contagiato un gatto domestico.

Sottoposte a “profilassi post-esposizione” le persone che sono state in contatto con il gatto. “La situazione è sotto controllo – ha spiegato l’assessore al Diritto alla salute della Regione Toscana Stefania Saccardi – Il caso è stato individuato immediatamente e sono state messe in atto tutte le misure necessarie“. La Regione Toscana ha specificato che la rabbia classica “è generalmente trasmessa dai carnivori domestici e selvatici e gli ultimi casi erano stati segnalati nella volpe rossa, dal 2008 al 2011”. L’Italia ne è ufficialmente indenne dal 2013. La capacità di trasmissione per questo tipo di virus, come fanno sapere dal Ministero della salute, dal serbatoio naturale ad un’altra specie è estremamente limitato.

Il sindaco di Arezzo ha intanto emesso due ordinanze: una di sequestro degli animali della proprietaria del felino morto (un cane, un gatto e tre gattini) e un’altra che impone la circolazione dei cani soltanto al guinzaglio. I possessori dovranno segnalare l’eventuale fuga dei loro animali e segnalati eventuali sintomi di malattie.

Redazione