Un accordo di cessate il fuoco con Israele è stato raggiunto dal Jihad Islamico Palestinese, un gruppo radicale che opera nella Striscia di Gaza. In particolare il gruppo ha raggiunto l’accordo, confermato dallo Stato ebraico, tramite una mediazione egiziana.

L’ennesima crisi tra Israele e Jihad islamica, un gruppo più piccolo e autonomo rispetto ad Hamas, era iniziata martedì, dopo l’uccisione in un raid israeliano di Baha Abu al Ata, 42 anni, responsabile dell’ala militare della Jihad per Gaza Nord. Per rappresaglia l’organizzazione palestinese aveva quindi sparato 350 razzi sulle città israeliane, il 90 per cento dei quali è stato intercettato da Iron Dome, il sistema antimissilistico di Israele.

In due giorni sono morti almeno 34 palestinesi e circa 100 sono stati feriti. L’ultimo grave attacco da parte israeliana ha provocato la morte di 8 componenti di una famiglia palestinese a Deir al-Balah, nel centro della striscia di Gaza, con altre 12 persone sono rimaste ferite. Secondo fonti mediche palestinese gli otto, fra cui due donne e cinque bambini, sono stati colpiti nella loro casa.

Il quotidiano Haaretz ha spiegato i termini dell’accordo scrivendo che il Jihad Islamico si impegna a “terminare ogni violenza” e che Israele si impegna a non “compiere più assassinii mirati e a non usare più proiettili” contro chi protesta al confine tra la Striscia di Gaza e Israele. Una fonte governativa israeliana ha riferito ancora ad Hareetz che in questi giorni il Paese ha “raggiunto i suoi obiettivi”.