Le trascrizioni delle registrazioni video dell’uccisione di George Floyd hanno gettato nuova luce su quanto accaduto il 25 maggio, quando l’afroamericano è morto sotto il peso del ginocchio dell’ex agente di polizia Derek Chauvin. Secondo i documenti, resi pubblici, Floyd avrebbe ripetuto circa 20 volte agli agenti che non riusciva a respirare. E Chauvin gli rispose: “Allora smetti di parlare, smetti di urlare. Ci vuole molto ossigeno per parlare”.

I nuovi macabri dettagli sono emersi in particolare dai filmati delle videocamere indossate da Thomas Lane e J. Alexander Kueng, gli altri due agenti che con Chauvin hanno fermato il 46enne afroamericano a Minneapolis, senza però intervenire per fermare quanto stava accadendo. I due, assieme al quarto agente Tuo Thao, sono accusati di favoreggiamento di omicidio di secondo grado e favoreggiamento di omicidio colposo di secondo grado. Tutti gli agenti sono stati espulsi dalla polizia di Minneapolis.

L’avvocato dell’agente, Earl Grey, ha dichiarato in un memorandum che non esiste una causa per addebitare colpe al suo cliente, che ha dipinto come un “novellino che si fidava di Chauvin”. Il legale ha riferito che, quando Floyd era a terra, Lane avrebbe chiesto due volte se dovessero far rotolare Floyd dalla sua parte, e Chauvin ha detto di no. Le trascrizioni mostrano che a tratti Floyd ha obbedito agli agenti ma si è agitato quando li ha implorati di non metterlo in macchina perché era claustrofobico. “Oh amico, Dio non lasciarmi amico, per favore amico, per favore amico”, ha implorato, aggiungendo poi: “Farò qualsiasi cosa mi dirai, amico. Sono solo claustrofobico, tutto qui”. Gray ha scritto che Floyd ha iniziato a battere colpi avanti e indietro e stava “sbattendo la sua faccia sul vetro e ha iniziato a sanguinare dalla bocca”. Gli ufficiali hanno portato Floyd a terra e, “il piano era di trattenerlo, così che non potesse più muoversi e farsi del male”, ha scritto il legale.

La morte dell’afroamericano ha innescato una lunga serie di proteste contro la polizia, accusata di razzismo per il numero anomalo di uccisioni dei fermati ‘di colore’ da parte degli agenti americani nelle prime fasi dell’arresto.