Asfissiato per compressione del collo e della schiena. È l’esito che recita l’autopsia indipendente chiesta dalla famiglia di George Floyd, l’afroamericano di 46 anni ucciso dopo l’intervento violento della polizia a Minneapolis, nello Stato del Minnesota, e dell’agente George Chauvin, licenziato e arrestato con l’accusa di omicidio di terzo grado.

Il risultato è stato reso noto dai legali della famiglia e della vittima che aveva chiesto esami indipendenti dopo che la prima autopsia aveva dato risultati opposti. “L’autopsia mostra come Floyd non avesse nessun problema di salute che abbia causato o contribuito alla sua morte”, ha dichiarato uno degli avvocati.

Non ci sono elementi fisici che supportano una diagnosi di asfissia traumatica o di strangolamento – si leggeva nel precedente referto medico – Gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia,delle sue patologie pregresse (coronaropatia e ipertensione, ndr) e di qualche potenziale sostanza intossicante nel suo corpo hanno probabilmente contribuito alla sua morte”. Tale referto aveva scatenato ulteriormente la rabbia dei manifestanti e in particolare della popolazione afroamericana. Nel video, girato da un testimone, della morte di Floyd si vede il poliziotto premere per quasi nove minuti con il ginocchio contro il collo, immobilizzando l’uomo al suolo. “I can’t breathe“, la frase pronunciata dalla vittima negli ultimi momenti di vita e diventata ormai simbolica.

Intanto gli Stati Uniti si preparano alla settima notte di scontri. Sono almeno 40 le città che hanno dichiarato il coprifuoco. Molte hanno chiesto l’intervento della Guardia Nazionale. Le proteste scatenate dalla morte di Floyd si sono allargate in tutto il Paese. Quattro i morti fino a questo momento. Diverse aggressioni, da parte delle forze di polizia, anche ai danni dei giornalisti. Forze dell’ordine, in alcuni casi, hanno solidarizzato con i manifestanti dicendo: “Non siamo tutti uguali”. Alta tensione anche a Washington, dove alcuni manifestanti si sono pericolosamente avvicinati alla Casa Bianca. Il Presidente Donald Trump si sarebbe rifugiato nelle scorse ore in un bunker nel palazzo presidenziale. Nelle ultime ore avrebbe sollecitato le forze dell’ordine a impiegare le maniere forti contro le proteste – come aveva già fatto nei giorni scorsi. Secondo alcuni osservatori si tratta degli scontri più estesi e gravi da quelli esplosi nel 1968, quando a Memphis venne assassinato il leader e attivista afroamericano, Martin Luther King Jr.