Gli otto minuti e 46 secondi che hanno sconvolto gli Stati Uniti. Mentre in tutto il Paese si diffondono gli scontri, che hanno causato vittime e feriti, causati dalla morte di George Floyd, provocata dall’intervento violento della polizia, il New York Times pubblica una ricostruzione dell’accaduto. Il video incrocia le immagini girate da telecamere e testimoni dell’arresto e utilizza grafiche e le telefonate ai numeri di emergenza. I fatti risalgono al 25 maggio, pochi minuti prima delle 20:00, a Minneapolis, nello Stato del Minnesota. L’agente accusato di omicidio di terzo grado, equivalente a omicidio colposo, Derek Chauvin è stato arresto e licenziato con gli altri tre colleghi intervenuti sul posto.

Il video chiarisce tutta la sequenza, di 17 minuti, che ha scatenato proteste anche violente. George Floyd, 46enne afroamericano, che per via dell’emergenza coronavirus aveva perso il suo lavoro da buttafuori, si trova nella sua auto nella 38esima strada a Minneapolis quando due commessi del Cup Food lo raggiungono per chiedergli indietro le sigarette che aveva appena comprato. I due ritengono che Floyd avesse utilizzato una banconota falsa da 20 dollari e per questo motivo chiamano la polizia specificando che l’uomo era visibilmente “ubriaco” e “fuori controllo”. Arrivano due pattuglie. La prima con Thomas Lane e J. Alexander Kueng che fermano Floyd, lo trascinano fuori dall’auto e lo ammanettano. L’uomo non reagisce in nessun modo ma quando gli agenti lo conducono verso la pattuglia cade a terra. Secondo quanto riportato dalla procura di Minneapolis si sarebbe opposto a salire sull’auto lamentando di essere claustrofobico. Nel frattempo è arrivata un’altra pattuglia, con gli agenti Tou Thao e Derek Chauvin. Entrambi, ricostruisce il Nyt erano stati precedentemente citati nell’esercizio delle funzioni. Il primo 6 volte, una volta per brutalità; Chauvin 17 volte, tre volte coinvolto in sparatorie, una delle quali con un morto.

Floyd viene strattonato fino a essere costretto a terra, ammanettato, il volto sull’asfalto mentre tre agenti lo bloccato e Thao resta a distanza a monitorare la scena. I passanti riprendono l’azione. Le immagini di Derek Chauvin che immobilizza il 46enne a terra, con le ginocchia contro il collo e la schiena, faranno il giro del mondo. Gli agenti chiamano un’ambulanza chiedendo un “Codice 2”, un intervento non urgente; poco dopo un “Codice 3”, intervento urgente. Derek Chauvin ha premuto il ginocchio contro il collo di George FLoyd per 8 minuti e 46 minuti. I passanti urlano contro gli agenti, dicono di liberare Floyd, che intanto chiama “Mama, mama” e assicura di essere disposto a entrare in auto. La prima ambulanza arriva dopo 20 minuti dall’intervento degli agenti. Questi aiutano gli infermieri a sollevare e mettere Floyd su una barella. L’uomo è ormai morto. Il decesso viene ufficializzato alle 21:25.

“Non respiro, per favore”, diceva Chauvin sotto il peso dell’agente. “I can’t breathe“, diventa la frase simbolo del caso. Una prima autopsia collegherà la morte a patologie pregresse. La famiglia otterrà nuovi esami che decretano la morte avvenuta per asfissia a causa di compressione del collo e della schiena.