La delega fiscale è ormai vicina al completamento, ma uno dei capitoli più rilevanti resta ancora aperto: il riordino del gioco pubblico attraverso la rete fisica. Mentre il Governo ha già ridisegnato il settore online, introducendo nuove regole e avviando il nuovo ciclo delle concessioni, sale da gioco, ricevitorie, tabaccherie e pubblici esercizi continuano a operare in un sistema frammentato, condizionato da proroghe, normative regionali differenti e standard tecnologici non uniformi. Una distanza crescente tra due segmenti dello stesso mercato regolamentato, che rischia di indebolire la tutela dei consumatori, la tenuta delle imprese e il presidio della legalità.

Non è soltanto un ritardo normativo. La mancata riforma impedisce di affrontare insieme i nodi che da anni condizionano il comparto: il rapporto tra Stato, Regioni e Comuni, i limiti territoriali, la sostenibilità economica della rete, l’evoluzione tecnologica dei prodotti, la formazione degli esercenti e gli strumenti di prevenzione. In assenza di una disciplina organica, il mercato legale resta esposto a una sovrapposizione di vincoli che non sempre produce maggiore tutela, ma spesso riduce la capacità di controllo e lascia spazi alle offerte irregolari, soprattutto quando il confine tra canale fisico e digitale diventa sempre meno netto.

Emmanuele Cangianelli, consigliere delegato di FIPE Confcommercio, descrive così il paradosso: «La riforma fiscale del Governo è un abito di buon taglio, ma con una manica più corta. La delega è stata attuata per il gioco a distanza, mentre resta ferma la parte che riguarda la rete fisica: il riordino distributivo, fiscale e tecnologico dei giochi nei punti vendita.  Il risultato è un’asimmetria crescente fra comparti. Due segmenti dello stesso mercato regolamentato — l’online e il fisico — si trovano oggi con orizzonti concessori, requisiti tecnologici, strumenti di tutela per i consumatori e fiscalità, profondamente diversi. E l’asimmetria corre anche fra i singoli giochi, con regole di prossimità, dotazioni tecnologiche e obblighi che variano da prodotto a prodotto senza una logica di sistema». E aggiunge: «È un’assenza pesante: oltre 19 milioni di consumatori, almeno 50.000 imprese, più di 130.000 occupati e oltre 7,5 miliardi di euro di gettito erariale nel 2025. Un mercato regolamentato lasciato così, da un lato è ancora più permeabile a illegalità e irregolarità consentite dall’evoluzione digitale, e dall’altro impedisce alla filiera legale del gioco fisico abilitando nel perimetro concessorio le stesse innovazioni digitali, di farsi perno di soluzioni efficaci di protezione del consumatore e delle imprese, a partire dalla formazione nazionale degli operatori di gioco e di campagne di autoesclusione dal consumo non moderato più estese».

Il tempo, intanto, si restringe. Il termine per l’attuazione della delega è fissato al 29 agosto 2026 e il confronto con Regioni ed enti locali non ha ancora prodotto un decreto condiviso. Dopo quella data resterà la strada dei correttivi, ma sarebbe una soluzione più debole rispetto a un intervento organico. Per il Governo la scelta è dunque politica prima ancora che tecnica: chiudere la riforma lasciando il gioco fisico in una condizione transitoria oppure completare il disegno, ricomponendo in un’unica architettura concessioni, fiscalità, tecnologia, tutela e presidio della legalità.