La strategia della tensione
No Tav, dopo gli attacchi terroristici il prefetto nega il campeggio in val di Susa
Nessun campeggio per i No Tav: così ha deciso il Prefetto di Torino dopo le violenze e l’attacco terroristico da parte dei gruppi No Tav e dei Black Bloc alle Forze dell’Ordine in Val di Susa. Il divieto di ogni “attività di campeggio libero nell’intero territorio di Susa e di Bussoleno dalla mezzanotte di giovedì 30 luglio fino alle 7 di lunedì 3 agosto” è parte della risposta che lo Stato intende dare a chi ha scelto la via della guerriglia e della violenza.
Il campeggio — “lotta e autogestione, scambi e discussioni collettive”, le solite alchimie linguistiche di una certa sinistra ibernata, definizioni dall’odore naftalinico — della durata di tre giorni era stato annunciato da appartenenti all’ex centro sociale Askatasuna, vero e proprio focolaio di attività sovversive e insurrezionaliste. Dopo quanto accaduto a Chiomonte la tensione è altissima e ci si prepara ad eventuali tentativi di sabotaggio dei No Tav che, pur vedendosi negato il “campeggio”, non sembrano intenzionati a fare passi indietro. La stessa Prefettura ha reso noto che le Forze dell’Ordine hanno ritrovato e posto sotto sequestro “indumenti atti al travisamento, oggetti contundenti, artifizi pirotecnici e altro materiale utilizzato nel corso dei violenti disordini e danneggiamenti ai cantieri Tav della Valle di Susa e del personale di polizia a presidio”, e questo fa intuire la premeditazione e, peggio ancora, la logistica messa in piedi da quella che è ormai una pura organizzazione terroristica.
Peccato che si faccia fatica a definirla tale e che troppi non riescano ad esprimere una ferma condanna, senza ritrosia, a quello che è accaduto e che purtroppo continuerà ad accadere fin quando non verranno meno determinate contiguità politiche. Contiguità che hanno permesso a questi movimenti di aprire brecce in quello che dovrebbe essere un blocco unitario di condanna e delegittimazione di una causa che non trova alcuna ragion d’essere. Una battaglia anacronistica, folle e usata come scusante per avviare attività violente e costruire attorno al movimento No Tav una vera e propria rete fatta da anarchici, estremisti dei peggiori centri sociali e dai notissimi Black Bloc. Una rete, appunto, cresciuta all’ombra dei “ma” e dei “se” con i quali una certa sinistra ha tollerato, giustificato e minimizzato un fenomeno che è sempre stato pericoloso e violento, e che non ha mai celato in alcun modo i suoi propositi.
Lo stesso Presidente della Repubblica ha voluto ribadire, del resto, che: “Quanto avvenuto — da ultimo — sabato in Val di Susa è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi”. Infatti ciò che preoccupa non è solo la violenza esplosa ai cantieri No Tav, ma quella che abbiamo voluto evidenziare come nuova strategia della tensione messa in campo da forze anarchiche e antagoniste che, covando nell’ombra, si preparano a colpire e a destabilizzare il nostro Paese. Gli anarchici — e del resto i recenti fatti di cronaca lo dimostrano — sono pericolosi e attivi, e per questo non possono essere sottovalutati.
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