Politica
Giorgia, la sveglia del Financial Times: “In Italia servono riforme strutturali. Tasse troppo alte e salari fermi”
“Meloni’s make-or-break year”, così titola il Financial Times. O la va o la spacca per il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, il prossimo settembre, potrebbe ritrovarsi alla guida del governo più lungo e ininterrotto dal secondo Dopoguerra. C’è di mezzo il referendum per la riforma della giustizia ma la continuità dell’esecutivo non viene messa in discussione. Il governo è stabile e gode di una credibilità internazionale rinnovata. Questo lo si deve alla bravura di Meloni che, nonostante le tensioni, ha sempre mantenuto salde le istanze italiane e favorito un dialogo costruttivo con i partner occidentali.
La questione dei dazi
Il FT punzecchia, i dazi al 15% sono uno smacco per l’amicizia tra Meloni e il Presidente Usa Donald Trump ma dimentica il nocciolo della questione: le tariffe sono state negoziate dall’Ue, e non dall’Italia. Anzi, a dirla tutta, la recente proposta di ridurre i dazi su un prodotto Made in Italy come la pasta indica il contrario: è il riconoscimento della fattiva volontà americana di collaborare con le aziende italiane.
Giorgia, la sveglia dal Financial Times
Il FT loda Meloni soprattutto per la prudenza nella disciplina fiscale, per il deficit di bilancio ridotto all’obiettivo prefissato dall’Ue e le diverse promozioni ottenute dalle agenzie di rating; alcune – come l’upgrade di Moody’s – erano attese da oltre vent’anni. Al tempo stesso, però, ricorda il gettito fiscale sopra la media OCSE, i prezzi dell’energia tra i più alti d’Europa e gli avvertimenti di Goldman Sachs sulla necessità di riforme strutturali nell’ambito della produttività e dell’istruzione per scongiurare recessioni. Il tasso di occupazione è ai massimi storici, ma la forza lavoro invecchia rapidamente, i salari sono fermi (cosa nota da decenni) e, sul PNRR, sì, siamo i primi in Europa sugli obiettivi ma soltanto più avanti si capirà se questa iniezione di liquidità ha prodotto lo slancio economico sperato.
In Italia manca una visione innovativa
Nel frattempo, secondo il FT, manca una visione innovativa. Che vuol dire: i conti così in ordine non si vedevano da tempo, certo ora – giunti al giro di boa della legislatura – si può osare di più. Sul piano economico, il coraggio è fondamentale, ed è qui che il governo dimostrerà o no la sua incisività. Anziché vivere di perenni emergenze industriali, è tempo di una strategia snella, sburocratizzata ed efficace, in grado di potenziare la produttività delle imprese. È qui la vera fonte di crescita del Paese.
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