“Non esistono pasti gratis”. Basterebbe questa vecchia massima in economia per spiegare uno degli atavici problemi dell’Italia: il debito pubblico. Ogni qualvolta nel nostro Paese vengono concessi bonus, anticipi di pensione, tagli di tasse a deficit si crea un problema sulle future generazioni. Perché la vera ingiustizia del debito pubblico è l’ipoteca sul futuro: non paga chi ha creato la voragine ma il peso ricade sui nostri figli.

I numeri

Il debito pubblico italiano ha raggiunto il record proprio nel 2025: 3.137 miliardi di euro. Per intenderci, ogni italiano, anche quelli appena nati, ha sulle sue spalle circa 52mila euro di debito. Il peso rispetto al prodotto interno lordo è pari al 135,3 per cento. Ogni euro di prodotto creato nel Belpaese, il nostro sistema genera un debito di 1,35 euro. Un percorso vizioso che causa enormi problemi nel sistema. Il primo è il peso enorme degli interessi da pagare: nel corso del 2025 ammontano a oltre 90 miliardi di euro e sono previsti in salita per il 2026. Basti pensare che la Manovra di Bilancio varata dal Governo Meloni ammonta a 18 miliardi di euro: gli interessi costano cinque volte questo intervento. Immaginate cosa si potrebbe fare se si riducessero gli interessi del 30 per cento: si libererebbero oltre 21 miliardi di euro l’anno da introdurre nel sistema.

Indebitamento in crescita

La cosa più grave, però, è che la traiettoria dell’indebitamento è in crescita fino al 2028 quando, invece, dovrebbe cominciare a diminuire. Nel bilancio dello Stato, ogni anno l’Italia rimborsa circa 300 miliardi di debito ma ne genera altrettanti. Ridurre l’indebitamento significherebbe togliere un peso enorme dalle spalle degli italiani e aiuterebbe il sistema a correggere la rotta. Una domanda ora sorge spontanea: se lo spread veleggia intorno ai settanta punti, perché non cala significativamente il costo degli interessi? La risposta, per quanto disarmante, è piuttosto semplice. Il costo degli interessi dei titoli italiani si è corretto al ribasso solo di qualche decimale: lo spread cala perché aumenta il prezzo dei bund tedeschi e degli oat francesi. Insomma, poco merito nella finanza pubblica italiana nonostante gli enormi sforzi che non possono non riconoscersi al Governo nella correzione dei conti.

Giorgia rimanda i problemi al futuro

La cosa più grave che spesso viene taciuta riguarda il fatto che la Penisola sta aumentando fortemente le proprie entrate ma, nonostante ciò, il ricorso ai prestiti cresce. Il recupero dalla lotta all’evasione, l’inflazione e l’aumento del numero di occupati hanno consentito di aumentare le entrate di circa 34 miliardi di euro l’anno. Questo, però, al vorace “sistema Italia” non basta. E quindi ci si indebita. Come dicevamo all’inizio, però, prima o poi quel debito bisogna pagarlo e visto che chi governa non ha alcuna intenzione di scontentare i propri elettori, allora i problemi vengono rimandati al futuro in tipico “italian style”. Un esempio clamoroso sono gli anticipi di imposte che le banche hanno versato nel corso del 2025 frutto della Manovra di Bilancio approvata il 28 dicembre 2024. Ebbene, queste tasse saranno recuperate nel 2027 quando l’Esecutivo dovrà trovare i soldi a copertura di tale intervento.

Servono pensioni complementari

Il debito pubblico così grande è figlio di interventi politici “allegri” che dagli anni Ottanta in poi hanno caratterizzato la politica. Come si diceva all’inizio, però, in economia i conti vanno pagati. E a pagarlo saranno gli attuali giovani, gli under 30. Con il tempo, infatti, il sistema non sarà più sostenibile. Nel medio termine si renderanno necessari tagli al welfare con una importante riduzione della sfera di influenza pubblica. Già con le pensioni stiamo assaggiando un antipasto di ciò che sarà. Tramontato il sistema retributivo, i contratti precari e i salari bassi imporranno ai “ragazzi di oggi” di crearsi pensioni complementari se un giorno sperano di lasciare il lavoro. Le prospettive sono sempre più “americane”: persone anziane costrette a lavorare da un assegno previdenziale troppo basso.

I problemi della sanità

Ma lo stesso sarà per la sanità: il bilancio è troppo “grosso” per il livello di indebitamento italiano e bisognerà procedere a tagli e all’introduzione di polizze private per coprire i problemi di salute. La stessa direzione la prende anche il sistema scolastico: meno pubblico più privato. Insomma, tra qualche anno ci dimenticheremo dello Stato generoso per entrare nell’epoca della vera sobrietà nei conti. A meno che qualcuno non decida davvero di aiutare i nostri figli, tagliando il superfluo.

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